Tensione in Crimea Rispunta Yanukovich «Il presidente sono io»
KIEV Sale pericolosamente la tensione in Crimea. Nella penisola sul Mar Nero il movimento filorusso che vuole l'annessione a Mosca continua a soffiare sul fuoco della secessione dall'Ucraina: ieri nella capitale Sinferopoli alcune decine di uomini armati in mimetica hanno fatto irruzione nel palazzo del Parlamento e in quello del governo e li hanno occupati, issando il tricolore di Mosca. Intanto, dopo la fuga rocambolesca da Kiev, il deposto presidente ucraino Viktor Yanukovich ha tuonato minaccioso di essere ancora lui il capo di Stato «legittimo». L'ormai ex aspirante dittatore si sarebbe rifugiato in Russia (oggi, a Rostov, è annunciata una conferenza stampa) e il Cremlino ha già fatto sapere che gli garantirà sicurezza: una "copertura" che suona come una sfida a Kiev proprio nel giorno dell'insediamento del governo guidato dal moderato Arseni Yatsenyuk. I movimenti delle truppe russe al confine con l'Ucraina fanno paura a Kiev e lasciano col fiato sospeso la comunità internazionale. Washington e la Nato si dicono «preoccupati» per queste esercitazioni che fanno temere una possibile invasione dell'Ucraina, e invitano la Russia a non compiere «azioni che possano accrescere la tensione». Ma il braccio di ferro tra Ucraina e Russia per ora si gioca soprattutto in Crimea, la penisola a maggioranza russofona regalata da Krusciov alla Repubblica sovietica ucraina nel 1954 e dove Mosca ha un'importante base navale (Sebastopoli). Sono proprio i russofoni a premere per allentare i legami con Kiev di un territorio che è già costituito in Repubblica autonoma all'interno dell'Ucraina. Una prima importante vittoria l'hanno ottenuta ieri, quando i deputati del parlamento locale hanno indetto un referendum per dare alla Crimea maggiore autonomia: si voterà il 25 maggio, lo stesso giorno delle presidenziali in Ucraina. Ma mentre i filorussi occupano i palazzi del potere e innalzano barricate, a Kiev non stanno a guardare. Ieri il ministro dell'Interno Arsen Avakov ha messo in allerta le forze di polizia, comprese quelle speciali, «per fronteggiare azioni estremiste» ed «evitare un bagno di sangue». Secondo alcuni, dietro queste azioni ci sarebbe lo stesso Cremlino. La pensa così Refat Chubarov, presidente del Medjlis, l'assemblea che rappresenta i tatari di Crimea, un'importante minoranza etnica della penisola che appoggia le nuove autorità di Kiev. Il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turcinov ha definito «aggressione» ogni movimento dei militari russi in Crimea fuori delle zone prestabilite, ma il nuovo premier Yatsenyuk ha invitato al dialogo. A preoccupare l'Ucraina è anche la situazione finanziaria, aggravata dal fatto che Yanukovich avrebbe sottratto 70 miliardi di dollari dalle casse dello Stato: in aiuto di Kiev dovrebbe arrivare un prestito del Fondo monetario internazionale.