IL DISSENSO CHE INTRALCIA LA PARTITA DECISIVA DEL CAPO
segue dalla prima pagina di ROBERTO PERARO Ultima goccia, la critica all'imbarazzante spettacolo costituito dall'incontro tra Grillo e Renzi, dieci minuti di pessima tv ancora visibili su Internet. Anche l'assemblea dei parlamentari è "andata in onda" sulla rete, a spizzichi e bocconi. Da quel che si è visto i rapporti tra parlamentari sono usurati, le voci concilianti in netta minoranza. Tra i deputati, in particolare, la linea dell'espulsione aveva ben pochi dubbiosi, la mancanza di conoscenza approfondita dei "4 dissidenti" non costituiva per nulla motivo di dubbio. Sul tavolo pesava parecchio il comunicato firmato dal "territorio pavese" che attacca Orellana e ne chiede l'allontamento. Questo ha offerto uno spaccato interessante. Leggendo nei siti dei grillini pavesi non ci sono tracce preparatorie di questo documento che compare parecchio dopo l'ultima assemblea del 7 febbraio (ma non ci sono evidenze che sia stato votato) ed è corroborato da decine di commenti quasi tutti (ma non tutti) favorevoli all'espulsione, parecchi dei quali siglati da simpatizzanti di tutta Italia. Un allargamento del "territorio pavese" alquanto ambizioso. Nel pomeriggio di ieri si è opposto un altro documento, questa volta favorevole ad Orellana, firmato da 16 grillini pavesi. Durante l'assemblea un deputato tra i tanti racconta di aver verificato la cosa: telefona per questo al consigliere regionale pavese Iolanda Nanni che gli spiega la "vera" origine di quel comunicato e di quelle firme pro Orellana dicendosi disposta a raccontarla, per telefono, anche agli altri parlamentari. Sembra che all'interno del gruppo grillino pavese si sia delineata una divaricazione tra i due. Nanni, dal suo posto di responsabile del comitato pendolari, ha tirato per parecchio tempo le fila del movimento, pure quando non aveva questo seguito. Con entusiasmo e fatica. Ed è stata candidata alle elezioni regionali, dove comunemente si pensava che M5S avesse la speranza di eleggere anche un consigliere pavese. Orellana era, per così dire, il candidato di bandiera al Senato, con molte meno chance di successo. Invece lo tsunami elettorale ha spinto tutti e due al traguardo, ed è chiaro che a questo punto il peso di un senatore è diventato prevalente. Anche perché si vede tutti i giorni come la politica di M5S (partito, non va dimenticato, di proprietà di Beppe Grillo) si gioca tutta nelle aule, nei corridoi e nelle piazze parlamentari. Mentre a Roma i grillini sono opposizione che impiega molta energia nel costruire e difendere l'etichetta "duri & puri", in Regione (almeno in Lombardia) non è per niente così. Come dimostrano commissioni e leggi votate in compagnia via via degli altri gruppi, dal centrodestra al Pd, quando siano ritenute positive per il territorio. Un atteggiamento concreto e sacrosanto, naturalmente. Il gruppo grillino al Pirellone in un anno non ha mai fatto notizia per gesti di protesta eclatanti quanto piuttosto per diligenza e partecipazione. Ben diverso l'orizzonte e gli obiettivi a Roma. Qui, dopo qualche incertezza iniziale subito dopo le elezioni, Beppe Grillo e Casaleggio hanno detto chiaro e tondo che l'unico lavoro per i parlamentari M5S è fare opposizione senza tregua, con i toni e le sfumature impartite dalle continue sfuriate del capo. E l'obiettivo di questa tattica è stato raggiunto: giornali e tv (all'apparenza, solo all'apparenza odiati) sono stracolmi di dichiarazioni, titoli e scenate grilline con contorno parlamentare sempre più compatto. Perché i blog, la mitica rete, non bastano mica per mantenere e magari accrescere il voto di un quarto dell'elettorato. Come Berlusconi (ma anche Renzi) insegnano, bisogna occupare lo spazio più comune, giornali e tv, in modo incessante e martellante. A tutti i costi. Secondo i sondaggi, questa tattica funziona anche se prende a prestito i più volgari lazzi e ammiccamenti della tragica commedia all'italiana che va in onda da un ventennio (vedi l'attacco al presidente della Camera, Boldrini). E allora non c'è spazio per chi mette un piede fuori dalla falange. È tutt'altro che scontato che alle prossime elezioni M5S sappia ripetere il risultato di febbraio 2013, le elezioni locali da allora a oggi non sono incoraggianti. Grillo & Casaleggio si giocano una partita forse definitiva, non c'è spazio per chi si mette ad arare il campo nella terra di nessuno. Ci sono solo o amici o nemici. Dalla loro parte hanno il fatto certo che, almeno fino al governo Renzi (da qui in poi si vedrà) gli altri partiti non hanno fatto altro che aumentare, con il loro immobilismo, le opportunità di chi contesta radicalmente questo sistema parlamentare. La partita ha una posta altissima, "all in" al tavolo del poker. I parlamentari espulsi o in fuga sanno bene che, al momento, c'è vita breve (politicamente) al di fuori, a maggior ragione se cambierà la legge elettorale. Per molti di loro la sintesi tra orgoglio, convinzioni e aspirazioni sarà dolorosa.