Oggi la fiducia al Senato rientra la fronda nel Pd

di Maria Berlinguer wROMA La prima domenica da premier di Matteo Renzi comincia con un tweet lanciato da casa sua a Pontassieve, tre minuti dopo le 8, e finisce in serata con una telefonata con Angela Merkel in previsione del vertice europeo del 17 marzo. La mattina però il neo premier l'ha passata in famiglia. Prima a messa con moglie e figlia. Poi pranzo a casa: pasta al burro e petto di pollo. «Il menù più semplice del mondo», ammette la moglie Agnese. Alle sei in punto Renzi è a palazzo Chigi per buttare giù con Graziano Delrio il discorso con il quale oggi alle 14 chiederà la fiducia per il suo governo al Senato. E cominciare a lavorare con «la concretezza dei sindaci» agli infiniti dossier aperti che aspettano una soluzione. Sulla carta Renzi non corre rischi. Alla fine anche civatiani e popolari dovrebbero votare la fiducia al governo, il risultato del sondaggio lanciato sul web da Pippo Civati ha dato il 50% a favore del "sì" al governo contro il 38% di contrari. E lo stesso Civati, alla fine della fiera, e sia pure con sofferenza, dovrebbe dare il suo via libera per non dover uscire dal Pd. «Potessi votare liberamente senza mettere in discussione i rapporti con il Pd voterei no, ma proprio no, ma se io non dovessi votare un governo che ha la legittimazione del Pd dovrei uscire dal Pd, quindi con fatica farò la cosa giusta: in questa assemblea mi è stato chiesto di dire sì al Pd non al governo Renzi», dice chiudendo l'assemblea di Bologna che ha avuto toni molto critici nei confronti di Renzi e del suo governo. Dunque l'allarme sembra rientrato e i sei senatori vicini a Civati, ovvero Casson, Mineo, Tocci, Ricchiuti, Albano e Lo Giudice dovrebbero votare con la maggioranza del partito. Del resto la giornata si apre con le parole di Pier Luigi Bersani che parla per la prima volta ufficialmente dopo l'operazione che lo ha costretto a un lungo periodo di riposo. «La fiducia si vota altrimenti finisce il Pd, poi bisogna tornare a pensare e discutere senza timore di dire la nostra su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l'Italia e su cosa devono fare i democratici domani», avverte l'ex segretario. Chi ipotizza di non votare la fiducia «è senza bussola», aggiunge Bersani che pure non risparmia avvertimenti a Renzi e alla giovane squadra che ora è alla guida del partito e del Paese. «Dobbiamo sempre pensare - dice - al film di domani, oggi stiamo preparando il futuro e mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Nessuno può illudersi che basti un po' di populismo e un po' di demagogia per risolvere i problemi, bisogna dire la verità al Paese e non pensare di battere i pifferai sperando di batterli sul loro terreno». L'ex segretario non parla esplicitamente delle ultime drammatiche vicende che hanno segnato la fine del governo Letta. Ma sottolinea che un partito è una comunità. «La modernità esalta la leadership ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno a un leader, ci deve essere una comunità che condivide, collabora e costruisce». Per questo a lui non è piaciuto l'atteggiamento della minoranza durante l'ultima direzione. «Bisogna tenere vivo, con lealtà il confronto nel partito», avverte, lasciando intendere che dopo la fiducia anche sulla gestione del partito e sulla segreteria si aprirà un capitolo. Oggi però il tema è quanti voti avrà il governo Renzi. E quale sarà il perimetro della sua maggioranza. Fatto l'accordo con alfaniani e centristi di Casini, alla vigilia del voto sembra rientrare anche il dissenso dei Popolari che avevano minacciato di non votare la fiducia dopo l'estromissione di Mario Mauro dalla Difesa. Oggi però anche questo dissenso sembra rientrato. I maligni dicono anche in previsione della compensazione che arriverà dalla nomina di sottosegretari e viceministri. La partita delle poltrone si aprirà martedì, dopo che Renzi avrà incassato la fiducia anche a Montecitorio. E' lo stesso Mauro che controlla 9 degli 11 voti a garantire il sì al governo: «Lo voteremo solo ed esclusivamente per rispetto all'appello di Napolitano a dare tutti quanti una mano per aiutare l'Italia a uscire fuori dal guado». ©RIPRODUZIONE RISERVATA