Il Renzi I ha giurato «Ricreazione finita»

di Gabreiele Rizzardi wROMA «La ricreazione è finita. Dobbiamo essere subito operativi». Il governo è ufficialmente in carica e Matteo Renzi non vuole perdere un solo minuto. Il presidente del Consiglio e i suoi ministri, otto uomini e otto donne, hanno giurato ieri mattina nelle mani del presidente della Repubblica. Tutti, tranne il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri è rientrato da Sidney e oggi giurerà in "solitaria", hanno pronunciato la formula di rito che li impegna ad agire «nell'interesse della Repubblica». Poi, tutti in posa come da tradizione per la foto di gruppo con Giorgio Napolitano al centro dell'inquadratura. La cerimonia fila liscia, senza intoppi. Prima ancora di arrivare al Quirinale in compagnia della moglie Agnese e dei suoi tre figli, Renzi ringrazia, via Twitter, chi lo ha sostenuto: «Gazie per i messaggi. Compito tosto e difficile. Ma siamo l'Italia, ce la faremo. Un impegno rimanere noi stessi, liberi e semplici». Il governo è ufficialmente in carica ma per entrare nella fase operativa dovrà ottenere la fiducia sul programma che Renzi illustrerà lunedì al Senato e martedì alla Camera. Operazione non scontata e non automatica. Tutto dipenderà da quel che il premier dirà su lavoro e riforme. L'unica certezza è che Renzi è giovane e ha voglia di correre. Ma le incognite non mancano. Per farsi perdonare dalla minoranza del Pd e da una larga fetta dell'opinione pubblica il suo arrivo a Palazzo Chigi senza un voto, il premier sarà costretto a rispettare la tabella di marcia annunciata per riforme, lavoro e fisco. Ci riuscirà? L'intenzione c'è e quando dal Quirinale scende a Palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Letta, che avviene in un clima gelido, e per la nomina del fedelissimo Graziano Delrio a sottosegretario alla presidenza del consiglio, fa capire che per superare il momento di crisi che vivono i lavoratori e le famiglie sarà necessario l'impegno di tutti. «Serve un gioco di squadra, solo così si vince». E ancora: «Non ci sono distinzioni tra vecchi e nuovi, tra reduci e neoarrivati. Tutti insieme facciamo la novità e nessuno di noi può permettersi di sbagliare, io per primo». Quella di ieri, per il governo, non è stata solo una giornata di cerimonie. Il presidente francese, Francois Hollande, ha telefonato a Renzi per invitarlo a Parigi e per sottolineare la necessità di «agire insieme per un'Europa di crescita e occupazione». Renzi ha parlato al telefono anche con il premier belga, Elio Di Rupo e poi, in serata, è tornato a limare il testo del discorso con il quale chiederà la fiducia al Parlamento. L'impegno preso con Alfano e che ha consentito il via libera del Nuovo centrodestra al governo è quello di ritardare l'entrata in vigore della legge elettorale, già in cantiere alla Camera. E questo per evitare che, una volta approvato l'Italicum, i partiti possano invocare l'immediato ritorno alle urne. Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, non vuole scherzi, rivela che l'Ncd ha siglato un accordo con Renzi e mette le mani avanti : «Abbiamo firmato un impegno. Come è giusto che sia, la legge elettorale deve entrare in vigore quando il Senato sarà cambiato». Parole che irritano Berlusconi e i suoi fedelissimi, che adesso chiedono il rispetto del patto siglato nella sede del Pd da Renzi e il Cavaliere. Nell'attesa di vedere il nuovo governo alla prova del voto di fiducia, i neoministri si sono messi al lavoro subito dopo il passaggio delle consegne. E molti di loro hanno già le idee chiare. «Ho iniziato a lavorare nei campi a 6 anni, so cosa vuol dire il lavoro» rivela Giuliano Poletti, ministro del Lavoro. «La ricerca finora è stata una Cenerentola, la faremo principessa» aggiunge il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA