Padoan in vantaggio per l'Economia

di Nicola Corda wROMA «Poche ore e chiudiamo tutto». Matteo Renzi liquida i cronisti e lascia l'ottimismo di rito ai microfoni che lo attendono fuori dalla sede del Nazareno. La lista dei ministri è stata per tutto il giorno l'impegno principale. La serata gli riserva l'ultimo scoglio, quello di Angelino Alfano. Le voci che raccontavano di Renzi determinato a escluderlo dalla lista e di un braccio di ferro con Napolitano sono state smentite dopo 24 ore dal Quirinale. Trattativa in stallo, e la necessità di allentare la tensione perché le ultime ore sono sempre le più drammatiche quando si fanno i nuovi governi. Nel pomeriggio lo spiraglio è sembrato arrivare sulla casella del ministero dell'Economia: scende l'ex rettore della Bocconi Guido Tabellini risale il presidente dell'Istat Pier Carlo Padoan, profilo giusto di caratura internazionale sul quale però Renzi aveva mostrato resistenza. Ma più che un tecnico in via XX Settembre serve un ufficiale di collegamento con Bruxelles e la Bce. Questo hanno spiegato il governatore Vincenzo Visco e i funzionari di Bankitalia nell'incontro di due giorni fa, dove hanno spiattellato tabelle e numeri sulla sostenibilità del debito, la gracile ripresa, la drammatica classifica della competitività del paese. Il desiderio di Renzi di mettere un politico all'Economia non è ancora abbandonato ma è probabile che alla fine a Padoan sia affiancato un vice, per il quale si fa il nome di Enrico Morando. Delrio, che era la prima scelta dell'ex sindaco, in questo caso tornerebbe nella casella di sottosegretario alla presidenza. Dal Nuovo centrodestra fanno sapere che per ora è solo una questione di programmi e di tempi del governo e non di ministri. «È evidente che se Alfano dovesse restare fuori, questo governo non può nascere» fanno sapere gli alleati in forma anonima. L'irritazione corre sul filo delle trattative, gli alfaniani non hanno intenzione di mollare sulla conferma di tre ministeri e al primo posto c'è l'Interno. Su questo si sta giocando il braccio di ferro di queste ore: Renzi vuole un profilo di governo tutto nuovo che marchi la distanza. Alfano vuole mantenere la sua centralità e allontanare l'immagine di un esecutivo a trazione Pd. Nella ricerca della novità non decolla la candidatura di Luca di Montezemolo che il premier incaricato ha incontrato nel tardo pomeriggio di ieri. Per il presidente della Ferrari è pronto il Commercio estero con il nuovo nome del ministero al Made in Italy. Al suo posto potrebbe andare però il fedelissimo Carlo Calenda. Altro dicastero emergente sarà quello dell'Innovazione, ricoperto dal patron di Tiscali Renato Soru. Per gli altri ministeri sfida per l'Istruzione contesa da Pd e Scelta civica che ha candidato la segretaria Stefania Giannini. Mario Mauro dei Popolari non vorrebbe abbandonare la Difesa, ma anche in questo caso il ricambio lo obbliga a trasferirsi in un ministero di minor peso. Ultimi giochi anche per la Giustizia: dal Quirinale non gradirebbero un magistrato e risalgono le quotazioni di Dario Franceschini che aspira alla promozione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA