Dna, carceri inadeguate per 41 bis

ROMA Una bacchettata ai magistrati palermitani che hanno promosso il processo sulla trattativa Stato-Mafia, un allarme sulla mancanza di carceri "a misura di 41 bis", la conferma del crescente interesse della criminalità organizzata per il comparto dei giochi. Sono alcuni degli spunti contenuti nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia. Processo trattativa. La Dna evidenzia l'importanza della sentenza che ha assolto il prefetto Mori e il colonnello Obinu dalle accuse per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1996. «Tale processo presenta significativi momenti di collegamento sia probatorio che sostanziale con quello in argomento ed il suo esito non può non destare oggettivi motivi di preoccupazione in relazione all'impostazione del processo sulla trattativa». Mancano carceri adeguate. La Dna affronta poi il tema dei detenuti sottoposti al carcere duro, che sono in aumento. Ma le strutture che li ospitano, «sono nate spesso come strutture carcerarie femminili, dunque con lo scopo ben diverso ed addirittura opposto a quello che deve realizzare il 41 bis. Mani clan sui giochi. I tentacoli dei clan si stringono sempre di più sul comparto dei giochi, che rappresentano il 4% del Pil nazionale. I giocatori abituali sono 15 milioni, di cui 800mila patologici. Il settore «è di altissimo interesse per la criminalità organizzata». Mafia e 'ndrangheta. Cosa Nostra è in «una situazione di forte fibrillazione, che riguarda sia la individuazione di una nuova leadership, sia la ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative». Il ricercato numero 1 è sempre Matteo Messina Denaro. La 'ndrangheta si conferma leader nel traffico internazionale di droga e particolarmente attiva nelle sue proiezioni fuori Calabria: in Lombardia si contano 15 "locali" per complessivi 500 affiliati circa.