Renzi, primi scogli Alfano: serve tempo
di Maria Berlinguer wROMA Angelino Alfano alza la posta e cerca di allungare i tempi per la formazione del nuovo governo. Mentre Matteo Renzi a Firenze lavora con Graziano Delrio alla squadra a Roma il Nuovo centrodestra si mette di traverso, e con i centristi di Scalta civica e dell'Udc crea il primo intoppo alla tabella di marcia di Matteo Renzi che sperava in un incarico lampo, tra ieri sera e stamattina. E invece, secondo quanto trapela da fonti del Quirinale in serata, l'incarico non ci sarà prima di lunedì mattina. «Non c'è alcun esito scontato, vogliamo vederci chiaro sul programma e sulla composizione della coalizione, non siamo in grado di assicurare il lieto fine, non bastano 48 ore», dice Alfano subito dopo aver incontrato Giorgio Napolitano. «In ogni caso - aggiunge - se c'è Vendola non ci saremo noi». A determinare l'irrigidimento della posizione del Ncd non c'è solo la trattativa su ministri e sottosegretari, ovviamente in corso e dall'esito tutt'altro che scontato, visto che con il governo di Enrico Letta gli alfaniani contavano su cinque ministri e un vicepremier, una compagine a detta di tutti sovradimensionata rispetto alla forza del gruppo. Ma c'è soprattutto la forte irritazione per le indiscrezioni stampa che rivelano continui contatti tra Matteo Renzi e Denis Verdini. Il plenipotenziario di Silvio Berlusconi, l'uomo dei numeri e dell'operazione "Responsabili" che ha garantito al Cavaliere una maggioranza per il suo governo dopo la rottura con Gianfranco Fini, starebbe lavorando per garantire a Renzi i numeri necessari in Parlamento per potersi liberare presto degli alfaniani, diventati irrilevanti per la sopravvivenza del governo. Del resto non è un mistero che tra il sindaco di Firenze e Verdini i rapporti siano amichevoli, e non da oggi. L'ipotesi dunque, per quanto fantasiosa, crea imbarazzo anche tra i democratici. Tanto che in serata il portavoce della segreteria, Lorenzo Guerini, è costretto a smentire. «Non ci sono contatti o trattative in corso tra Pd e Fi sulla composizione del governo, una cosa è il piano delle riforme istituzionali su cui abbiamo avviato un cammino comune, altro è il piano del nuovo governo su cui il Pd non ha coinvolto vertici o esponenti di Fi», assicura. Dal suo studio alla Vetrata il capo dello Stato non ha potuto che constatare che tutti i partiti pronti a sostenere il governo chiedono un patto "alla tedesca", vale a dire basato su un dettagliato programma concordato con tutte le forze politiche. In attesa di ricevere l'incarico e di avviare consultazioni che lui vorrebbe "lampo", il premier in pectore sfrutta l'attesa per mettere a fuoco il rilancio dell'azione di governo. «Ci giochiamo tutto nei primi 100 giorni», è la convinzione del leader Pd che lavora a stretto contatto con i fedelissimi Graziano Delrio, Lorenzo Guerini e Luca Lotti. Ad Alfano, e a chi gli chiede un patto alla tedesca, Renzi proporrà, invece, un accordo di programma, spiegano al Pd, da definire in tempi più brevi ma ugualmente «dettagliato e unito ad un cronoprogramma» sui tempi di realizzazione. Da un lato un piano dei 100 giorni con misure molto concrete, come il calo delle tasse per i redditi più bassi, dall'altro un accordo di legislatura, che pianifichi l'azione dell'esecutivo fino al 2018. Intanto Renzi incassa un in in bocca al lupo importante. quello di Romano Prodi. Quello di Renzi «è un cambiamento, lo sto guardando con molta attenzione, con molta curiosità, gli faccio tanti auguri», dice il fondatore dell'Ulivo in un'intervista a Ballarò. Come deve essere il nuovo? «Il nuovo non è mica una questione di età, il nuovo è sapere cosa succede al mondo, è una sfida mortale», avverte. In serata Giorgio Napolitano fa brevemente il punto della situazione. «Ho ritenuto di dare la massima rapidità alle consultazioni per poi dare spazio e serenità per i lavori successivi», così il premier incaricato, «avrà tutto il tempo necessario per i suoi approfondimenti e interventi», dice il capo dello Stato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA