Zoeggeler la leggenda va in "pensione" «Coi Giochi ho finito»

La vita da signore di mezza età non gli si addice. La pensione meno che mai, non ha la pancetta e il sigaro che sta aspettando di fumarsi per festeggiare il bronzo dei record è il meritato compenso di vent'anni di discese ardite. Se dici zeta dici Zoeggeler, ma Armin, anni 40, carabiniere, di professione slittinista, con l'inclinazione ad andare sul podio, con i Giochi ha chiuso. L'impresa senza eguali messa a segno a Sochi, cinque lustri esatti dopo la prima quando appena ventenne faceva l'esordio olimpico, gli ha regalato sì un'altra ventata di gioventù, ma non il refolo intenso per spingerlo fino alla Corea, nel 2018, per quella che sarebbe stata la settima Olimpiade. «No altri quattro anni è impossibile – dice con la medaglia che ciondola sul petto dopo aver sorriso e esultato nella sfolgorante medal plaza – quindi niente Olimpiadi». La voglia di mettere la slitta in soffitta c'è, ma tutti lo vorrebbero ancora sfrecciare almeno un po'. «Lo so, io ancora non ho deciso – racconta – adesso penso solo a regalarmi un po' di ferie, perché sono anziano e non mi posso permettere stravizi – apre un sorriso – dormire otto ore e mangiare cose buone fa parte delle mie regole ferree di vita». Dura pensare a un altro quadriennio di fatiche e rinunce. Almeno per ora meglio godersi questa medaglia da sogno, «non è un bronzo, vale oro» sorride Armin. Niente pensione, per carità, ma con i cinque cerchi l'avventura finisce qui. Chi invece non vuole smettere di sognare è Christof Innerhofer. Venerdì sarà impegnato nella supercombinata, domenica nel più congeniale super G, ma con la testa è ancora "fermo" all'altroieri. L'argento nella discesa libera lo ha fatto entrare nella storia. Christof Innerhofer sente di avere «buone chance» nel super G, dove conquistò l'oro ai Mondiali di Garmish nel 2011, «se il tempo sarà buono, non come oggi (ieri, ndr) che la pista era orribile e la neve sembrava quella di un pomeriggio d'agosto su un ghiacciaio», confida. «Le altre gare? Possono aspettare, ora voglio godermi questo momento», aveva detto "Freccia d'argento" domenica sera. Ieri quando si è svegliato, pensava che quell'argento fosse un sogno. «Poi ho guardato le foto, i messaggi e ho capito che era tutto vero». Dopo un allenamento di slalom («giusto per trovare il ritmo, anche perché è da due anni che ne faccio pochissimo»), ora un paio di giorni per ricaricarsi e perché «davanti al cancelletto metto da parte i sogni: le motivazioni non mi mancano: scierò con la solita grinta e passione», promette.