Renzi tira dritto: «Non temo imboscate»

di Gabriele Rizzardi wROMA L'Italicum, senza emendamenti comuni, approda nell'aula di Montecitorio tra le urla e gli spintoni dei 5 Stelle, che ieri hanno occupato la commissione Affari Costutuzionali e oggi non parteciperanno ai lavori dell'assemblea. La tensione è altissima e la navigazione della nuova legge elettorale è ancora a rischio. Questa mattina saranno messe ai voti le pregiudiziali di costituzionalità e di merito presentate da Sel, Per l'Italia, Fdi e M5S. E nel segreto dell'urna (il voto segreto può essere richiesto da 30 deputati) i malpancisti del Pd e di Forza Italia potrebbero unirsi al voto di protesta dei piccoli partiti per affossare la legge. Un 'eventualità che non spaventa Matteo Renzi, che tira dritto e blinda la sua creatura. «Il rischio di incostituzionalità non esiste. Chi sostiene questa tesi vorrebbe una legge come nella prima Repubblica, cioè proporzionale come è stato fino al 1992. Con Berlusconi abbiamo scritto le regole insieme per non governare più insieme» ribadisce il leader del Pd, che non mette nel conto brutte sorprese e pensa agli step successivi: «Entro il 15 febbraio ci sarà un testo condiviso per superare il Senato e chiarire i poteri delle Regioni». Un invito a serrare i ranghi parte anche da Enrico Letta, che ormai non vede più spazi per il voto anticipato e si schiera al fianco di Renzi con un appello ai parlamentari del Pd: «Compatti sulla legge elettorale, niente scherzi, andiamo avanti sulla nostra road map». A non temere il fuoco dei franchi tiratori è la responsabile riforme del Pd, Elena Maria Boschi, che però non se la sente di prevedere quale sarà il comportamento dei forzisti: «Sugli altri partiti non posso garantire, ma sulla tenuta del Pd non ho dubbi e sono serena». Chi non se la sente di escludere sorprese è invece il presidente della Commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto (Fi): « Certo, se ci dovessero essere voti segreti, la palla passerebbe dall'accordo Berlusconi-Renzi al senso di responsabilità dei singoli parlamentari. E ciascuno dovrebbe decidere ascoltando la propria coscienza e tenendo conto delle valutazioni del partito». L'Italicum sarà impallinato dai franchi tiratori? Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, incrocia le dita e chiede ai deputati di non prestarsi al gioco dei 5 Stelle: «Se qualcuno nel voto segreto fa fallire il disegno riformatore allora sarà la vittoria di Grillo». Quel che è certo è che le votazioni sulla riforma elettorale, a causa di provvedimenti più urgenti, potrebbero slittare alla seconda metà di febbraio. Quanto agli emendamenti, presentati ieri alle 19, va ricordato che non ci sono proposte di modifica comuni. Tutti i partiti hanno ripresentato i propri emendamenti. Il Pd ne ha aggiunti tre, frutto dell'accordo con Berlusconi, sulla soglia al 37% per il premio di maggioranza, lo sbarramento al 4,5% e la delega al governo per la definizione dei collegi. Da Forza Italia, oltre ai suoi emendamenti, ci sarà quello salva-Lega. Il Nuovo centrodestra, invece, insiste e presenta emendamenti sulle preferenze e sulle candidature multiple. ©RIPRODUZIONE RISERVATA