Inps, Mastrapasqua non molla

ROMA Il presidente dell'Inps respinge ogni accusa e non ha intenzione di dimettersi. A chiarirlo sono i collaboratori di Antonio Mastrapasqua, indagato per truffa aggravata nell'inchiesta sulle fatture dell'ospedale Israelitico di Roma, del quale è direttore generale. Il premier Enrico Letta ha incontrato ieri il ministro del Lavoro Enrico Giovannini per esaminare la situazione, ma ci vorrà ancora qualche giorno per una decisione. L'esecutivo sta aspettando «le analisi» affidate in particolare a Giovannini, sottolinea il titolare dell'Economia, Fabrizio Saccomanni. I sindacati, intanto, tornano a chiedere la revisione della governance degli enti previdenziali, oltre a un intervento legislativo che stabilisca l'incompatibilità della presidenza dell'Inps con altre cariche, mentre diverse associazioni dei consumatori chiedono «dimissioni immediate». La Cgil, con il segretario confederale Vera Lamonica, chiede «una riforma che restituisca trasparenza e autonomia all'istituto» ma, accusa, «il governo Monti e quello attuale hanno nicchiato e rinviato». La Cisl parla di «rimettere ordine nella governance» degli istituti di previdenza, mentre la Uil Pubblica amministrazione dice al governo di commissariare l'Istituto. Dallo Spi-Cgil invece una richiesta di dimissioni. Ma Mastrapasqua non sembra orientato al passo indietro dato che, spiegano i collaboratori, per quanto riguarda la possibilità di compensazione di debiti e crediti verso la pubblica amministrazione per gli istituti religiosi ha applicato le norme (la legge 426/1991, articolo 3). La legge infatti consentirebbe che il servizio sanitario paghi per le prestazioni erogate, invece che all'ospedale, direttamente all'Inps, compensando quanto deve essere pagato all'ente previdenziale. E riguardo alle fatture, Mastrapasqua - spiegano i collaboratori - è direttore generale dell'ospedale Israelitico, ma non ne è il legale rappresentante, né visiona le cartelle cliniche. Sul fronte giudiziario, intanto, si allargano gli accertamenti del Nas. Nel mirino dei pm di Roma ci sarebbe il protocollo tra Regione Lazio e la struttura ospedaliera bocciato più volte dal governo che - secondo l'accusa - avrebbe provocato un «ingiusto vantaggio». Se tutte le accuse fossero confermate, si tratterebbe di un giro di denaro enorme per le già vacillanti casse della Regione Lazio: circa 85 milioni di euro tra presunte fatture irregolari e gli effetti dei protocolli tra la vecchia amministrazione regionale e l'ospedale. Sulla vicenda indaga anche la Corte dei conti per un danno erariale con una cifra a molti zeri.