Il Pd apre sulle soglie di sbarramento
di Gabriele Rizzardi wROMA Fischi e contestazioni ma anche aperture su soglie di sbarramento e candidature multiple. Il difficile confronto tra Pd e Sel va in scena a Riccione, dove il partito di Vendola celebra il suo congresso. I 900 delegati si preparano ad ascoltare l'attesissimo intervento di Matteo Renzi ma lui non si fa vedere e nella tana del lupo invia Stefano Bonaccini, membro della segreteria Pd. I delegati brontolano. Qualcuno ne approfitta per ricordare la battuta che ha portato alle dimissioni di Fassina: «Bonaccini chi?». Ma lui non si spaventa e quando sale sul palco ha la battuta pronta: «Tranquilli, non mi dimetto...». La platea sta al gioco e la temperatura un po' si abbassa. Ma quando il fedelissimo di Renzi comincia a parlare con un «cari compagni e compagne...», immediatamente una serie di fischi copre le sue parole. Qualcuno grida «buffone, vergogna». Ma Bonaccini tira dritto e parla di legge elettorale. «Le regole di un Paese civile e moderno debbono essere scritte assieme...» dice, ma i delegati non ci stanno e rispondono in coro: «Sì, assieme a Berlusconi... vergogna». La temperatura sale alle stelle e Nichi Vendola è costretto a intervenire. «Chiedo a tutti di ascoltare questo intervento con rispetto, nel dissenso che abbiamo nei confronti del Pd» taglia corto Vendola, per il quale l'assenza del segretario Pd «è un'occasione mancata per Renzi». Chiuso il siparietto, Bonaccini prova a ristabilire un minimo di sintonia con la platea e spiega che «Renzi non è un nuovo Berlusconi» e assicura che il Pd sarà «l'alternativa» al Cavaliere. Poi, dopo aver auspicato alleanze con Sel in tutte le tornate elettorali, Bonaccini prova ad accorciare le distanze. E comincia dal conflitto di interessi: «Se si vuole fare, non abbiamo nessuna preclusione, d'altra parte l'accordo con il principale partito di opposizione lo facciamo per non tornare mai più insieme al governo». Quanto alla legge elettorale, il membro della segreteria Pd raccoglie la protesta di Vendola, per il quale le soglie di sbarramento sono troppo alte: «Nella discussione che si sta facendo, se nelle prossime ore si troverà tra tutti o a larga maggioranza la possibilità di correzioni anche rispetto alla soglia di sbarramento, noi non abbiamo preclusioni. Noi vogliamo stare insieme». Una mano tesa, insomma, alle richieste di Sel e di tutti gli altri partiti minori. Per ora, comunque, le diffidenze restano. «Renzi avrebbe fato bene a venire da noi per parlare. Lo sbarramento lo troverà in Parlamento perché noi difendiamo il nostro piccolo partito» avverte il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore. Ma ieri i riflettori si sono accesi soprattutto sulle parole di Silvio Berlusconi, che ha provato a mettere il cappello sull'Italicum. E lo ha fatto con un'affermazione che è destinata a scatenare nuove polemiche. «Dopo 20 anni di insulti e demonizzazioni forse abbiamo trovato un interlocutore nel nuovo leader del partito principale che si oppone a noi. Queste non sono le riforme di Renzi ma le nostre stesse riforme sin dalla nostra discesa in campo 20 anni fa. Alcune sono le riforme che la sinistra ha cancellato con un referendum sciagurato» dice il Cavaliere. Renzi cederà sulle preferenze? Alfano promette battaglia mentre Schifani assicura che se la legge non le prevederà, Ncd proporrà un referendum abrogativo. Poi, in serata, via Twitter, Renzi apre alle candidature multiple tanto care ad Alfano: «Nella proposta di legge elettorale, per adesso non ci sono ma non mi ci immolo. Il Pd, comunque, non farà mai candidature multiple». ©RIPRODUZIONE RISERVATA