"Padania Blues" I nuovi racconti di Angelo Ricci

MORTARA La pianura, la nebbia, la vita di provincia, ma non solo. É una raccolta di racconti "Padania Blues" (Sottovoce, pp. 160, euro 13), l'ultimo libro di Angelo Ricci, novarese di nascita ma che vive in Lomellina. Un libro che l'avvocato, scrittore e blogger letterario presenterà domani pomeriggio alle 17.30 presso la libreria Le Mille e una Pagina di Mortara (corso Garibaldi, 7). E così Angelo Ricci ci presenta la sua ultima fatica, che viene ad arricchire una produzione già sostanziosa e apprezzata, da "Notte di nebbia in pianura" (ed. Manni, 2008) - romanzo che dà il nome al blog dell'autore, nottedinebbiainpianura.blogspot.com - alla trilogia "La parte di niente" (ed. Errant, 2013, formato e-book), che ha destato l'interesse dei critici per la grande raffinatezza di scrittura, l'ampiezza dei riferimenti e la grande passione che l'attraversano, e di cui si attende la terza – e forse, ma solo forse, ultima – parte. Partiamo dal titolo: perché "blues"? «"Padania Blues" è il titolo di uno dei racconti e abbiamo deciso di utilizzarlo come titolo dell'intera raccolta. Perché il blues è una musica che rappresenta la tristezza e l'abitudine alla tristezza, quella che un po' noi abitanti della pianura abbiamo, e anche la difficoltà del vivere. Ma che d'altra parte ha un ritmo che sa trascinare, pieno, che trasforma quella tristezza in qualcosa d'altro». É questo sentimento che lega tra loro i racconti? O che altro? «Questo sentimento accomuna molti racconti. Che però sono eterogenei tra loro: sono le prime cose che ho scritto, diciamo così, degne di pubblicazione. Sono tutti composti dalla metà degli Anni '90 al 2003, e anche i tempi della narrazione sono diversi. Alcuni sono ambientati nella realtà contemporanea, altri sono storici, alcuni di una fantascienza che è forse più appropriato definire realismo magico, alla Philip Dick, per intenderci. Ho voluto sperimentare, e in questi esperimenti ci sono i semi di quello che ho scritto dopo, perciò sono molto legato a questo libro». Se i tempi sono diversi, il luogo è lo stesso? O sono più luoghi? «È' lo stesso nel senso che quella che racconto, che dipingo, è la pianura come paradigma, come luogo narrativo, all'Ermanno Cavazzoni. Alcuni racconti, poi, sono ambientati in luoghi ben riconoscibili: a Vigevano, in Lomellina, a Genova, ora o ai tempi della II Guerra Mondiale di cui mi hanno raccontato i miei genitori; altri, invece, si svolgono in luoghi non ben definiti». Moltissimi i suoi riferimenti e gli echi dei suoi libri. Se dovesse sceglierne uno per "Padania Blues"? «Un riferimento non letterario: Pupi Avati. Che la sua pianura l'ha tanto – e bene – narrata nei suoi film. Affrontando tanti generi diversi, ma sempre con un occhio acutissimo». Manuela Di Paola