Kyenge nel mirino, la Lega non si scusa

di Maria Rosa Tomasello wROMA La Lega non chiede scusa a Cecile Kyenge: «Non toccate la "Padania" o scateniamo l'inferno – urlano i senatori in aula – è il nostro simbolo, un giornale libero». Il ministro parla di «minacce alla democrazia» e chiede alla politica di «alzarsi tutta per condannare questi attacchi perché il razzismo non diventi un'arma pericolosa». Cresce la tensione tra la responsabile per l'Integrazione e il Carroccio, esplosa coi tafferugli di sabato a Brescia e messa nero su bianco dal quotidiano del partito con la scelta provocatoria di pubblicare ogni giorno gli appuntamenti ufficiali del ministro per agevolare le contestazioni. Mentre il duello a distanza continua, una lettera con polvere sospetta proveniente da Palermo e indirizzata al ministro fa scattare l'allarme a Palazzo Chigi, provocando la blindatura di piazza Colonna. L'emergenza dura poco, è solo bicarbonato. «Non è confermato che fosse diretta a me» sottolinea Kyenge, mentre «pieno sostegno» arriva dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. Per il parlamentare del Pd Khalid Chaouki si tratta di una «intimidazione» i cui «responsabili morali sono individuabili in chi alimenta l'odio e la propaganda razzista: Matteo Salvini – chiede – condanni in modo inequivocabile questa minaccia». Il Pd insorge: «Clima insopportabile» denuncia Pina Picierno, reponsabile Legalità. «Contro Kyenge intolleranza, razzismo e sessismo» dice Valeria Fedeli, Livia Turco chiede una manifestazione nazionale. Interviene il presidente del Senato Pietro Grasso ricordando Martin Luther King: «Per quanto ancora potremo sopportare nel nostro Paese l'esistenza del razzismo?». Ma la Lega non abbassa i toni: «Ogni volta che apre la bocca, per fanatismo e stupidità Chaouki mi ricorda Himmler, piccolo emulo islamico del nazismo» commenta il vice presidente dei deputati leghisti Gianluca Pini. Neppure Salvini è disposto a passi indietro: «Alfano e Cancellieri condividono la richiesta fascista del Pd che vuole la chiusura del nostro quotidiano?» chiede nel giorno in cui si fa più stretto il rapporto con il Front national di Marine Le Pen, che il leader leghista incontra a Strasburgo, per siglare, in vista delle elezioni europee, un patto «contro l'euro, l'invasione islamica e un'immigrazione incontrollata». «Nessuna forma di razzismo, solo un patto fra patrioti» commenta. Si schiera con la Padania il governatore lombardo Roberto Maroni: «Non capisco perché contestare lei debba essere razzismo e contestare me sia democrazia». «Se qualcuno decide di contestare il ministro fa una scelta legittima» dice il sindaco di Verona Flavio Tosi. La Padania, intanto, va al raddoppio, dedicando una rubrica anche al ministro Flavio Zanonato, «maschio e veneto: vediamo se i cori dei professionisti dell'indignazione saranno gli stessi» dice la direttrice Aurora Lussana. «La facoltà di fischio e dissenso è democrazia» sostiene Forza Italia. Ma per il ministro non c'è dubbio: la Lega «fa campagna elettorale strumentalizzando la paura», e la libertà di informazione «è un'altra cosa» perché riportare solo l'agenda «non rappresenta tutta l'attività ministeriale, ma solo una parte, scelta non a caso». E avverte: «L'Italia non è razzista. Ma razzisti si diventa, anche per comportamenti errati di chi vuole far passare un messaggio di paura». ©RIPRODUZIONE RISERVATA