DEMOCRAZIA DIGITALE CON VINCOLI

di FABIO CHIUSI Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno un'idea ben precisa di cosa debba essere la democrazia diretta via internet. Nella teoria, impregnata di un utopismo vecchio decenni. E nella pratica, con scelte precise e dinamiche emerse oramai chiaramente dopo gli esperimenti con "parlamentarie" e "quirinarie", le espulsioni e il lancio del "Sistema operativo" del Movimento 5 Stelle. Il problema, paradossale per chi si professa un semplice "megafono" delle idee del (suo) popolo, è che i due non sembrano avere alcuna intenzione di affrontare le tante criticità emerse nel corso dei mesi su come implementare al meglio la loro «iperdemocrazia». Nemmeno se a esporle sono iscritti ed eletti del movimento. E nemmeno se sono sempre le stesse. Il voto on-line sul reato di clandestinità non fa che confermarlo. Come per la scelta del «Portavoce Presidente» in Basilicata, per esempio, le urne virtuali sono rimaste aperte solamente sette ore, dalle 10 alle 17, e di un giorno lavorativo. Non solo: come allora, il post che annuncia il voto è stato pubblicato senza alcun preavviso, ed è addirittura uscito dopo l'orario stabilito (alle 10.37). Non stupisce l'affluenza si sia fermata a poco meno di 25 mila votanti su 80 mila aventi diritto, per un tasso di «astensionismo» record del 69%. E dire che, come scrive il senatore Cinque Stelle Luis Alberto Orellana, allo staff di Grillo era noto da tempo la norma in questione sarebbe arrivata in Aula: «Perché ridursi a poche ore dal voto?». Ancora, restano seri dubbi che la decisione presa a questo modo sia rappresentativa non solo della «Rete», che si vuole sovrana e «vincolante» nonostante l'articolo 67 della Costituzione stabilisca l'assenza di vincoli di mandato, ma anche dello stesso movimento. Gli abilitati a partecipare, infatti, sono e restano gli iscritti «certificati» alla piattaforma dell'ex comico a fine giugno 2013: per gli altri, oggi come in passato, i diritti democratici possono attendere (fino a quando?). Anche più grave è il dubbio che le scelte espresse con un semplice click siano davvero informate quanto vorrebbe l'ex comico, specie se l'unica fonte di informazione accessibile dal sistema di votazione è il testo della norma in esame, e non una spiegazione comprensibile delle ragioni pro e contro la posizione in essa contenuta. Su questo, Grillo si è fatto superare perfino dalla consultazione sulle riforme costituzionali del ministro Gaetano Quagliariello. Il «capo politico» dei Cinque Stelle sembra assumere che chi partecipa abbia il tempo (ma entro le sette ore prestabilite) e le capacità per leggere il dettato della norma, capirlo, formarsi un'opinione al riguardo ed esprimerla: ottimista. A Grillo va certo dato atto di avere finalmente usato «la Rete» per dirimere una questione, quella dell'immigrazione, che tra i suoi è sempre stata motivo di divisioni. Del resto era stato proprio lui, insieme a Casaleggio, a sconfessare - con relative polemiche - lo stesso emendamento per l'abolizione del reato di clandestinità firmato dai grillini Andrea Buccarella e Massimo Cioffi lo scorso ottobre, e ora promosso sul web. Una posizione «personale», errata nel merito (sostenendola alle scorse elezioni «il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico») e soprattutto nel metodo: prima di decidere, si consulta «la Rete». Su questo Grillo è stato coerente. Ma non basta. Le modalità di quelle consultazioni devono cambiare, perché – inascoltati – i critici alzano i toni. Così il senatore Francesco Campanella si spinge fino a definire il blog «un'arma» da sottrarre alle logiche da «rete aziendale» di Casaleggio, e Lorenzo Battista a sostenere che «è ora di dire basta» e dare a «una rappresentanza più democratica e partecipativa la gestione dello strumento informatico/informativo del M5S». Insomma, più ascolto o rottura. Se Grillo ha usato la «democrazia digitale» per prendere il polso agli iscritti della prima ora e agli eletti, sa bene che con l'ultimo voto ha perso. Cambiare conviene anche a lui. ©RIPRODUZIONE RISERVATA