LA GIUSTIZIA PREVALGA SULL'EMOZIONE

di FERDINANDO CAMON Siamo al punto cruciale di una vicenda dolorosa e ingloriosa: i nostri due marò stanno per essere mandati a processo. Mentre scrivo, non sappiamo se l'India vuol processarli con una legge che prevede la pena di morte, o con un'altra. Sappiamo però che l'Italia ha gestito la cosa nel peggiore dei modi. Prima ci dicevano che i marò avevano sparato in aria, che la barca indiana era un'altra, che i pescatori non avevano obbedito ai segnali di allontanarsi, che avevano intenzioni ostili, che venivano dritti sulla nave italiana, che le armi che hanno ucciso non sono in dotazione alla Nato, che il calibro delle pallottole non è in uso nel nostro esercito… Adesso il nostro ministro degli Esteri se ne esce con questa clamorosa dichiarazione: «Non sappiamo se i nostri marò sono innocenti, non sappiamo se sono colpevoli: i processi servono a questo». Ma allora il processo è giusto. Dove sta lo scandalo? Nel lunghissimo tempo d'attesa? Ma perché, i processi che svolgiamo noi italiani in Italia hanno forse attese più brevi? Ma se riceviamo un sacco di condanne dall'Europa, proprio per questo! Lo scandalo sta nel fatto che l'India vuol processarli lei e non li cede all'Italia? Ma perché, se noi catturiamo in Italia due stranieri che hanno ucciso due italiani, non li processiamo noi, secondo le nostre leggi? Lo scandalo sta nel fatto che i due marò non hanno libertà di movimento? Ma stanno nell'ambasciata, mangiano all'italiana, sono contattabili e visitabili: noi gli imputati stranieri in attesa di giudizio li seppelliamo in carceri lerce, sovraffollate, in spregio di ogni pudore e dignità. Qui il primo, unico problema è ben altro: l'India avrà forse un'accusa mal documentata (speriamo), ma dobbiamo smetterla di trattare l'India come un paese del Terzo Mondo, ritenendoci noi del Primo Mondo. Adesso è l'India che tratta noi come un Paese del Terzo Mondo, e presenta se stessa come del Primo Mondo. Nel mondo avviene un declassamento dell'Italia e un innalzamento dell'India, e dei Paesi al suo livello. I nostri marò sono stati mandati là a proteggere una nostra nave mercantile dai pirati. Applicando al processo contro i nostri marò la sua legge anti-pirateria, l'India rovescia i ruoli: i pirati siamo noi, e lei si difende dai pirati. Chi dei nostri ha sbagliato a impostare tutta l'operazione? Ma è chiaro: l'esercito. Non si mandano soldati a compiere missioni così rischiose (o uccidi o vieni ucciso) senza uno straccio di strumento che testimoni quello che succede. I nostri marò dicono di aver sparato in acqua, prima a 300 metri poi a 200 e infine a 150. E non hanno un filmatino? Ci sono cineprese da 150 euro. Gli indiani dicono che i nostri non hanno lanciato razzi né suonato sirene né nulla, hanno sparato e basta. Ma nella nostra gigantesca nave non c'era un sistema di registrazione sonora della scena? Un cellulare? Un megafono? Un lampeggiatore? Il governo italiano avverte che userà «la massima inflessibilità». Che vuol dire? E non è troppo tardi? Già il governo ha fatto una figuraccia mondiale quando informò che non avrebbe rimandato in India i due marò, salvo a rimangiarsi la decisione quando si accorse che l'India avrebbe potuto arrestare il nostro ambasciatore, che sul ritorno dei marò aveva messo per iscritto la sua parola d'onore. Abbiamo sbagliato tutto e anzi di più. La colpa è dei comandi militari. Non si mandano soldati su una nave civile, a subire gli ordini del comandante (civile) della nave: i militari devono obbedire ai comandi militari, anche se i soldati stanno in India e i comandi a Roma. E i soldati che vanno per sparare devono documentare quel che fanno. Pensavano forse: andiamo, spariamo, e tutto finisce lì? Adesso lo sanno: tutto "comincia" lì. Processarli per una possibile condanna a morte sarebbe una barbarie: quei mari sono infestati di pirati, e l'India lo sa, è anche colpa sua. I marò possono aver agito per impreparazione, e questo non è ammissibile. Ma i pescatori sono morti per povertà, e neanche questo è ammissibile. fercamon@alice.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA