Concordia, la nave sarà rimossa a giugno
di Annalisa D'Aprile wROMA È iniziato il conto alla rovescia: la nave Costa Concordia verrà rimossa dalle coste del Giglio entro giugno. E «l'isola potrà contare sulla sua stagione estiva» senza il relitto. Parola del capo della Protezione civile, Franco Gabrielli che ieri ha convocato stampa e tv per fare il punto della situazione. Altre due fondamentali tappe scandiranno i sei mesi scarsi che precederanno la rimozione: la scelta del porto di destinazione della nave, che sarà resa nota entro marzo e poi il montaggio, previsto per aprile, dei 15 cassoni (sponson) sul lato di dritta, quello riemerso dal mare, indispensabili per garantirne il rigalleggiamento. Ma l'attenzione dell'affollata conferenza stampa era tutta concentrata sul porto che smantellerà la nave e sull'andamento della gara, ancora in corso. Gabrielli ha spiegato che sono 12 i porti e le aziende, di sei nazioni (di cui cinque in Italia), che hanno manifestato l'interesse a demolire la Concordia. Incalzato dalle domande, il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha fatto i nomi dei porti italiani in lizza: Genova, Palermo, Civitavecchia e Piombino, dove sono stati proposti due progetti con società diverse. Ma questo bando di livello internazionale pare sia stato molto competitivo: 30 le domande presentate da tutto il mondo, 12 i progetti che hanno superato la selezione. Gli altri porti in gara sono in Norvegia, Olanda, Francia, Turchia, Regno Unito e perfino Cina. Orlando ha chiaramente detto che spera vinca un porto italiano e che li chiamerà personalmente per accertarsi dello «stato dell'arte». Nel senso che il porto che accoglierà la nave dovrà garantire il rispetto di alcuni criteri fondamentali. A partire dalle dimensioni della struttura portuale, visto che il relitto è lungo 300 metri, largo 62 e con una necessità d'immersione di 18 metri. Tutti interventi previsti nel progetto di adeguamento del porto di Piombino, ma i lavori non sono ancora iniziati e il fattore tempo inciderà sulla scelta finale. Scelta che spetterà a Costa Crociere. «La nostra destinazione favorita resta Piombino, il porto più vicino - conferma il ministro - Nelle prossime settimane chiederò un incontro con le autorità portuali coinvolte, così da capire come poter sostenere le loro proposte». Anche l'ad di Costa, Michael Thamm, sarebbe «felice di dare la nave ad un porto italiano, perché noi, come Costa, facciamo parte dell'economia italiana» dice, ma aggiunge «dipenderà tutto dalle proposte che riceveremo». E senza sconti visto che quotidianamente Costa calcola quanto stanno spendendo per questo "incidente": 600 milioni di euro sono stati spesi finora solo per il progetto di rimozione, a parte ci saranno i costi del trasporto. Thamm ha fatto sapere poi che da quando la nave è stata raddrizzata sono riusciti a recuperare il contenuti delle casseforti di 700 cabine: «Siamo pronti a restituire il contenuto ai proprietari - conferma l'ad - mentre per le cabine dei ponti dal quinto in giù non abbiamo potuto fare nulla: non sono raggiungibili, sono ancora sommersi dall'acqua» Lunedì intanto, sarà il giorno del secondo anniversario del naufragio in cui hanno perso la vita 33 persone. Già prevista una cerimonia di commemorazione. Ma lunedì dovrebbe essere, salvo rinvii, anche il giorno della ripresa del processo che a Grosseto vede sul banco degli imputati un unico responsabile: l'ex comandante Francesco Schettino. Per lui, tra l'altro, la Corte di cassazione discuterà il 3 febbraio quale foro dovrà occuparsi della legittimità del suo licenziamento. Il 23 gennaio, invece, per la prima volta i periti del processo potranno salire a bordo della nave: saranno ispezionati la plancia di comando e gli ascensori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA