Landini alla Fiat: basta tavoli separati

ROMA La Fiom chiede alla Fiat di bandire i tavoli separati e chiede che «il presidente del Consiglio Enrico letta in persona si attivi e convochi un tavolo su Fiat», per un confronto «su quali investimenti e quali politiche industriali devono essere fatti perché il nostro resti un Paese industriale». Lo chiede il leader dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, che sollecita una risposta entro gennaio perché andare oltre «sarebbe troppo tardi». Per Landini «è necessario che il governo italiano svolga un ruolo e non resti un semplice spettatore». «È vero che sarebbe una cosa nuova, è vero fino ad oggi diversi governi non ci hanno ascoltato, e si vedono i risultati», dice Landini, che chiede un tavolo su Fiat, ma anche più in generale una svolta nella politica industriale. Da Finmeccanica ai trasporti, ed alla siderurgia, per la Fiom serve un cambio di passo «su tutti i settori industriali strategici», serve un «intervento diretto» del governo, altrimenti «c'è il rischio di ritrovarci presto a raccogliere macerie». «Non ci stanchiamo di rivendicare cose giuste», dice Landini: «ho ascoltato più volte Sergio Marchionne affermare, ed al tavolo c'era l'allora ministro Maurizio Sacconi, che Fiat i propri piani industriali non li discute con nessuno, Credo che un governo una risposta così non la possa accettare». Per il settore dell'auto, rileva il leader della Fiom, «non c'è Paese al mondo dove non si veda un ruolo pubblico», dice il leader della Fiom, che auspica un ruolo del governo per spingere Fiat «a fare chiarezza sulle reali prospettive della produzione in Italia. Ad oggi non c'è nulla di certo - aggiunge -, niente che ci dica nero su bianco quali investimenti Fiat intende fare in Italia, dove li farà, e quando. E dove verranno presi i soldi?». Dopo la salita del Lingotto al 100% di Chrysler «è ora necessario che ci sia un confronto chiaro su investimenti e prospettive nel nostro Paese: non conosciamo quali saranno i prodotti, nè quali prospettive ci sono per marchi come l'Alfa, e molti stabilimenti sono ancora senza una missione produttiva». Per la Fiom, poi, «restano altri nodi aperti, come per Termini Imerese e Irisbus: Fiat non può considerarle vicende chiuse scaricando i problemi sui lavoratori e sul Paese.