L'azienda è fallita Socio condannato per la bancarotta

E' prevista per il primo aprile la seconda tappa dell'udienza preliminare sul caso della truffa degli assegni di invalidità che sarebbero stati erogati a beneficiari privi dei requisiti. Su 47 imputati, accusati di truffa e alcuni anche di corruzione e falso, 44 vogliono patteggiare. Entro la fine di marzo, dunque, dovranno presentare le loro richieste al giudice. Tra loro ci sono anche tre dipendenti dell'Asl (un quarto andrà a dibattimento), che per questa vicenda erano stati arrestati. di Maria Fiore wPAVIA La ditta era stata aperta con il proposito di produrre videocassette, dvd e materiale audiovisivo su temi di spettacolo, tempo libero ma anche su argomenti legati all'ambiente e al territorio. Prodotti, però, che non incontrarono il favore del mercato. E così nel 2008 la "Borax Entertainment" di Pavia, con sede in via Breventano, fallì. Per quella bancarotta due persone, ritenute gli amministratori di fatto della società, finirono a giudizio. Il processo si è chiuso con una condanna e un'assoluzione. Ieri mattina, in tribunale a Pavia, sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui il collegio dei giudici presieduto da Cesare Beretta ha deciso una pena di tre anni e l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per Antonio Boiardi, 60 anni, di Piacenza, mentre Massimo Brusoni, 55 anni, di Pavia, è stato assolto. Entrambi dovevano rispondere di diverse imputazioni. Secondo gli accertamenti della procura di Pavia, infatti, avevano distratto 277mila euro dalle casse della società dopo il fallimento. Di questa somma, circa 28mila euro erano relativi ad attrezzature, mentre 103mila euro erano legati a pagamenti eseguiti verso la società Garbo Project di Boiardi (che avrebbe anche usufruito di rimborsi spese per 19.900 euro secondo l'accusa non giustificati) e 75mila euro a pagamenti a favore di un'altra ditta intestata a Brusoni (per il quale i giudici hanno escluso responsabilità). La condanna per Boiardi si riferisce solo a questa contestazione, legata appunto alla distrazione di beni e somme. L'imputato (che aveva deciso di fondare la società per mettere a frutto la sua esperienza nel settore dei diritti televisivi e aveva coinvolto l'altro imputato nel progetto) è stato invece assolto dall'accusa di avere tenuto i libri e i registri contabili in modo da non consentire la ricostruzione del patrimonio. Il pubblico ministero aveva chiesto per entrambi 4 anni di carcere e la parte civile il risarcimento di 622mila euro, somma riferita al passivo del fallimento, ma il collegio ha accolto solo in parte la richiesta. La ditta era andata in crisi pochi anni dopo la sua apertura. I prodotti (materiale audio e video da distribuire nelle edicole) non avevano incontrato il favore del mercato, tanto che in soli due anni il valore del magazzino era stato svalutato da 300mila euro ad appena 27mila euro. La situazione era peggiorata con la crisi del settore e nel 2007 i ricavi erano passati da 852mila euro a 277mila euro. L'anno successivo arrivò il fallimento. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA