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ROMA Dall'equity alle donazioni: cosa prevede il resto del "mondo crowdfunding"? A delineare il quadro del fenomeno è Daniela Castrataro, presidente di Italian crowdfunding network. Quanti sono i progetti di crowdfunding ? «In Italia abbiamo oltre 40 piattaforme. I progetti ospitati complessivamente sono più di 52.000, di cui la vasta maggioranza dalle piattaforme di lending-based (il prestito tra pari, ndr). Quelli approvati e quindi pubblicati (le piattaforme operano una selezione dei progetti che ricevono) sono quasi 15mila, con una prevalenza in questo caso di progetti reward-based (prestito che prevede una ricompensa per l'investitore). Sono valori in forte crescita ma ancora limitati se confrontati con le cifre globali, a indicare che l'offerta di piattaforme sta forse superando la domanda. Per quanto riguarda il tasso di successo, esso è pari mediamente al 54% nel lending-based, 44% nelle donazioni e 24% nel reward-based. Il valore complessivo dei progetti finanziati è pari a quasi 23 milioni di euro, di cui più di 11 milioni sono stati raccolti solo negli ultimi dodici mesi. A questo totale concorrono in misura predominante le piattaforme lending-based (80%), che presentano anche il più alto valore medio dei progetti finanziati (7.892 euro). I modelli reward e donation based non sono oggetto di regolamenti specifici e ricadono sotto la disciplina delle donazioni. Per quanto riguarda le piattaforme di social lending sono riconosciute e regolate dalla Banca d'Italia». Il decreto legge in materia e il regolamento Consob che ne consegue sono limitanti e, soprattutto, favoriscono le banche? «Il regolamento Consob è limitante da vari punti di vista: possono usufruirne solo le startup innovative, i criteri per qualificarsi come portale di crowdfunding sono molto restrittivi, per fare solo due esempi banali. Ma ciò non esclude che si possa fare di più: il regolamento deve essere considerato un test. Non bisogna dimenticare che si tratta di un regolamento molto innovativo, primo in Europa e tra i primi nel mondo, e rappresenta in qualche modo il punto di incontro tra due mondi molto diversi tra loro. Infatti, al di là delle critiche che possono essere fatte ad esso da un punto di vista legale e operativo, bisogna riconoscergli il merito di aver avviato un processo importante, quello di risolvere il conflitto tra un mondo finanziario tradizionale chiuso e riservato a pochi e un mercato sempre più connesso, aperto e collaborativo, frutto del web 2.0.». Di cosa si occupa Icn e qual è, finora, l'esperienza del vostro portale in materia? «La Italian crowdfunding network è una associazione senza scopo di lucro con l'obiettivo di diffondere la cultura sul crowdfunding e di favorine uno sviluppo corretto. Riceviamo molte richieste di informazioni da parte di progettisti, futuri gestori di piattaforme, studenti, e rispondiamo anche grazie ai nostri soci. Inoltre partecipiamo a molti eventi di divulgazione e monitoriamo il mercato, per esempio con l'Analisi sulle piattaforme italiane di crowdfunding, pubblicata ogni anno». (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA