Alfano contro il Pd sulle unioni gay

di Gabriele Rizzardi wROMA Altolà di Angelino Alfano a Matteo Renzi su unioni gay e diritti civili. Lo stop al segretario del Pd che aveva posto il tema delle unioni civili come uno dei punti del patto di coalizione per il 2014 e che oggi riunirà a Firenze la segreteria del partito, arriva con una intervista del vicepremier al Tg2. «Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie» taglia corto Alfano, che non vuole neppure sentir parlare dell'abolizione della legge Bossi-Fini, la cui cancellazione rientra nella riforma proposta dal segretario del Pd. «Tra quelli che si sono cuciti la bocca nel Cie di Roma alcuni avevano già conti in sospeso con la giustizia. Con la sicurezza degli italiani non si scherza». Sulla stessa linea si schiera Roberto Formigoni, che propone una «moratoria fino al 2015» e arriva a minacciare la crisi: «Renzi non faccia l'arrogante. Su certi temi non si discute, altrimenti ne trarremo le debite conseguenze». Il Nuovo Centrodestra, insomma, teme un'alleanza tra Pd e grillini e, soprattutto, trema all'idea di dover ingoiare una riforma che offrirebbe a Berlusconi l'opportunità di accusare il suo ex delfino di essere diventato subalterno «alla sinistra» e quindi prova a non cedere di un millimetro. Ragion per cui, anche Fabrizio Cicchitto indossa l'elemetto: «Noi non obbediamo al Pd». Il muro contro muro nella maggioranza obbligherà Enrico Letta a tentare una mediazione che si annuncia molto difficile ma non impossibile. E il perché lo spiega il premier in un'intervista al Tg1: «Penso che l'iniziativa di Matteo Renzi sia una buona iniziativa, importante. Il paese non può permettersi di stare un altro anno senza riforme e senza legge elettorale. Io sono convinto che su tutti questi temi le soluzioni si troveranno e metteranno d'accordo la maggioranza». Quel che è certo è che Letta dovrà compiere un piccolo miracolo perché il Pd non è disposto a tenere le bocce ferme sui diritti civili fino a nuove elezioni e fa sapere al vicepremier che è determinato ad andare avanti con o senza il sostegno del Nuovo Centrodestra. «Ricordiamo ad Alfano che la legge Baslini-Fortuna, che nel 1970 istituì il divorzio, passò nonostante l'opposizione della Dc, che pure aveva un peso ben maggiore del suo partitino» affondano i senatori del Pd, Andrea Marcucci e Isabella De Monte, che tirano dritto e agitano lo spauracchio di nuove maggioranze: «Abbiamo offerto al Nuovo Centrodestra la possibilità di fare un passo avanti nell'ottica riformista. Se il partito di Alfano non ci sta, il disegno di legge andrà avanti cercando una nuova maggioranza in Parlamento, esattamente come avvenne per il divorzio». A punzecchiare il vicepremier è anche il responsabile Welfare del Pd e braccio destro di Renzi, Davide Faraone, che con una intervista al Manifesto invita Alfano ad «adeguarsi» ai nuovi rapporti di forza che si sono creati nella coalizione e accusa il vicepremier di immobilismo : «Alfano dice: "Prima le famiglie poi le unioni civili". Noi ci occuperemo di entrambe. Lui, in Parlamento dal 2008, su questi temi non è stato proprio un fulmine...». Promettono battaglia anche i parlamentari di Fi. «Saremo in tanti a difendere la famiglia da questo rinnovato assalto» assicura Maurizio Gasparri, per il quale il governo «andrà a sbattere sugli scogli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA