Moggi, pena dimezzata nell'Appello per calciopoli

Di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Due anni e quattro mesi di carcere per Luciano Moggi, la sentenza d'Appello del più grande scandalo del calcio chiude un cerchio. Pena dimezzata rispetto al primo grado per il principale accusato ed ex direttore generale della Juventus, ma resta l'associazione per delinquere. La sentenza è stata emessa dalla sesta sezione della corte d'Appello di Napoli presieduta dal giudice Silvana Gentile. Con Moggi sono stati condannati a due anni anche l'ex designatore arbitrale Pierluigi Pairetto e l'ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini. Condanne anche per gli ex arbitri Massimo De Santis, a un anno, e Paolo Bertini e Antonio Dattilo a dieci mesi: tutti e tre avevano rinunciato alla prescrizione. Dichiarata nulla invece la sentenza che in primo grado aveva condannato l'ex designatore Paolo Bergamo; gli atti sono trasmessi al tribunale di Napoli per un nuovo giudizio strappato dal suo legale Silvia Morescanti che ha sostenuto di non averlo potuto difendere perché in maternità. «Andremo in Cassazione», è stato il commento a caldo dell'avvocato di Moggi, Prioreschi. Moggi, che non era in aula, aveva tentato prima della sentenza, in una delle sue numerose dichiarazioni spontanee, un'estrema difesa. «Da parte mia ci possono essere stati atteggiamenti criticabili sotto il profilo etico, ma che non hanno mai sconfinato nell'illecito», aveva detto nell'ultima udienza in cui aveva preso la parola. L'ex dg della Juventus aveva chiesto di parlare per la tredicesima volta dall'inizio processo iniziato nel gennaio del 2009 col primo grado e ora giunto al traguardo. Un anno fa era stata confermata in Appello l'associazione per delinquere per Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus, condannato a 1 anno e otto mesi di carcere (pena sospesa), dalla quarta corte d'Appello di Napoli. Ed erano stati assolti l'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese e gli ex arbitri Tiziano Pieri e Paolo Dondarini che erano stati condannati in primo grado dal gup con rito abbreviato. Confermata l'assoluzione del primo grado per l'ex arbitro Marco Gabriele e Gianluca Rocchi, ancora in attività. Dopo le condanne della prima sentenza di due anni fa ad arbitri e dirigenti, lo scenario del processo passato alla storia col nome "Calciopoli" era in parte mutato in seguito all'avvenuta prescrizione del reato di frode sportiva che aveva spinto l'accusa a chiedere il non luogo a procedere per numerosi imputati. Sono usciti così di scena personaggi condannati dal tribunale: i vertici della Fiorentina Diego e Andrea Della Valle e il dirigente Sandro Mencucci, il presidente della Lazio Claudio Lotito, quello della Reggina Lillo Foti, l'ex arbitro Racalbuto, l'ex ds del Messina Mariano Fabiani. Non luogo a procedere anche per l'ex dirigente del Milan Leonardo Meani e per i guardalinee Puglisi e Titomanlio. Nella sentenza di primo grado Moggi era stato ritenuto il capo dell'associazione, le sim estere la prova più schiacciante. È quanto emerse dalle motivazioni, 561 pagine depositate dal presidente del tribunale di Napoli che aveva condannato l'ex dg della Juventus. «Ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali è risultata la disponibilità da Moggi a designatori e arbitri - diceva un passaggio - è l'uso delle sim fornite a arbitri e designatori e gli incontri che l'ex dirigente bianconero stabiliva con loro fuori delle sedi istituzionali e in prossimità delle partite». Ora si attendono le motivazioni (entro 90 giorni) dopo le quali si saprà se le parti civili potranno chiedere il risarcimento. Ma il processo d'Appello restituisce un fatto alla storia: un'associazione per delinquere aveva condizionato il campionato 2004-2005. La via crucis giudiziaria per Luciano Moggi era iniziata nel maggio 2006 quando sfuggì all'arresto insieme alla cosidetta cupola per fuga di notizie. Fu l'atto che alzava il sipario sulla grande inchiesta, con il primo drammatico interrogatorio a cui Moggi fu sottoposto dai pm Narducci e Beatrice, rotto dal pianto dell'ex dirigente juventino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA