Grillo e Forza Italia: Parlamento fuorilegge

ROMA Cinque Stelle subito all'attacco dopo la bocciatura del Porcellum. «Questo Parlamento è illegittimo» dicono i deputati del Movimento che per il secondo giorno inscenano una protesta, questa volta abbandonando l'aula. La richiesta alla presidenza era chiara: dopo la bocciatura della Corte, la legge elettorale doveva entrare subito nel calendario di Montecitorio. Ma a protestare è anche Renato Brunetta che si accoda a Beppe Grillo nel denunciare l'illegittimità Parlamento e, di conseguenza, anche del capo dello Stato che lo ha eletto. «Il presidente della Repubblica è stato nominato due volte da un Parlamento votato con il Porcellum» dice il capogruppo forzista che solleva poi il caso della convalida dei deputati eletti grazie al premio di maggioranza. Quei deputati, è la sua provocazione, «sono di fatto decaduti e i seggi assegnati grazie a quel premio, giudicato illegittimo dalla Consulta, dovrebbero essere riassegnati subito tra gli altri gruppi». Brunetta ha fatto anche i conti: i deputati di sinistra "abusivi" sono 148, se fossero redistribuiti il centrodestra avrebbe in tutto solo due onorevoli in meno del centrosinistra: 192 a 190. Una rivendicazione accompagnata da dure polemiche con il Pd e con Laura Boldrini. «La Camera è pienamente legittimata a operare» ha replicato la presidente, spiegando poi di «non aver mai negato» la richiesta avanzata di convocare d'urgenza la conferenza dei capigruppo per discutere la loro proposta. «Napolitano faccia un messaggio alle Camere, si torni al Mattarellum e poi sciolga il Parlamento» la richiesta estrema del deputato dei 5 Stelle Riccardo Fraccaro. Ma se il capo dello Stato conforta sulla legittimità delle elezioni e delle Camere, restano profonde le diversità di vedute sul tema. Resistenze che si spiegano con il braccio di ferro in corso da tempo con l'altro ramo del Parlamento che con un blitz aveva incardinato la legge elettorale alcuni mesi fa. Il risultato è stato però negativo con lo stallo in commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel frattempo è arrivata la scure della Corte costituzionale che ha fatto scattare improvvisamente la fretta. Convocata la conferenza dei capigruppo, Montecitorio decide a maggioranza di portare nella prima commissione l'esame della legge elettorale. Un atto insolito, consentito dal regolamento della Camera che ora assegna alla Boldrini il compito di concordare un'intesa con il presidente del Senato Grasso. Il conflitto al vertice dei due rami del Parlamento si manifesta senza veli, si rischia un cortocircuito tra le istituzioni. Per ora la commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama resiste e sta cercando di mantenere la corsia preferenziale. Dal canto suo, Montecitorio, può vantare di aver votato l'urgenza del provvedimento fin dal 31 luglio scorso e lo stesso Grasso aveva avvertito che senza intesa avrebbe ceduto alle richieste della Camera. Ma i senatori del Nuovo centrodestra e della Lega, che temono il blitz sul Mattarellum, fanno fronte e si mettono di traverso. (n.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA