Stamina, ora il Tar dà ragione a Vannoni
ROMA Il Tar del Lazio dà ragione a Davide Vannoni e sospende la bocciatura del metodo Stamina da parte del comitato scientifico, accogliendo così il ricorso presentato lo scorso settembre dallo stesso Vannoni. La svolta è arrivata ieri, con un'ordinanza dei giudici amministrativi che apre di fatto un nuovo capitolo nel "pasticcio"Stamina, il metodo da mesi al centro delle polemiche ideato dal presidente di Stamina Foundation, e che utilizza cellule staminali a fini terapeutici. Dopo lo stop alla sperimentazione, deciso dal ministero della Salute sulla base del parere negativo espresso dal comitato scientifico nominato dal ministro, l'ordinanza segna dunque un colpo di scena. Immediata la risposta del ministero della Salute, che ha annunciato la nomina a breve di un nuovo comitato scientifico, che comprenderà anche esperti stranieri, per un'ulteriore valutazione del protocollo Stamina: «Ho voluto attivare immediatamente le procedure per il nuovo comitato perché ritengo che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio», ha detto il ministro Beatrice Lorenzin. Al ministro si rivolge duramente proprio Vannoni: è «una incompetente. Prima o poi qualche procura interverrà e la metterà sotto indagine dopo le denunce dei pazienti, il reato potrebbe essere omicidio colposo», afferma, chiedendone le dismissioni e una nuova sperimentazione «seria e rigorosa» e con la garanzia di un comitato internazionale. Ma quali sono state le argomentazioni del Tar? In pratica, accogliendo il ricorso di Vannoni contro la composizione del comitato ritenuto non imparziale, il Tar ha sospeso il decreto di nomina del comitato che decise la bocciatura del metodo - che i giudici si guardano ben dal convalidare - , sospendendo, di conseguenza, anche il parere contrario alla sperimentazione. I giudici hanno quindi rilevato come al comitato debbano partecipare «in pari misura» anche esperti con posizioni favorevoli alla metodica e che dovevano essere esaminate le cartelle cliniche dei pazienti, sottolineando come «dai certificati medici non risulta che questi pazienti abbiano subito effetti negativi collaterali». Dunque, argomenta il Tar, visto che «la giusta preoccupazione del ministero e della comunità scientifica è che non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni», sarebbe «necessaria un'istruttoria a tal punto approfondita da non lasciare più margini di dubbio».