«Siamo visibili, ora andiamo oltre»
GENOVA «E' vero che uno vale uno, ma qui non si capisce una mazza» sbotta un attivista dei meetup Liguria mentre, in attesa che in piazza arrivino i parlamentari, si fa fatica a capire come funziona l'allestimento dei gazebo. Alle nove il punto vendita del merchandising - magliette 10 euro, borse 6 euro, spillette, bandiere, fondi per finanziare la manifestazione - è già preso d'assalto. Una piccola folla si assiepa attorno al vice presidente della Camera Luigi Di Maio. «Il Vaffa-day è la nostra genesi. A chiunque guardi la situazione del Paese, con una classe politica che continua in sprechi e condona 1,5 miliardi alle società di slot machine, un vaffa gli scappa di sicuro». A metà mattina i parlamentari, che hanno rinunciato a salire sul palco preferendo «carne e sangue», capiscono che il gazebo non è grande abbastanza, escono e si siedono per terra. «Formate un cerchio» chiedono alla gente. Alessandro Di Battista, Massimo De Rosa, Alfonso Bonafede, Manlio Di Stefano, Maria Edera Spadoni, Laura Castelli, Giulia Di Vita, armati di megafono, raccontano otto mesi di lavori in commissione e attaccano i colleghi degli altri partiti, primo fra tutti il Pd. La più dura è Spadoni: «Dicono che non possono approvare gli emendamenti del Movimento, anche nel caso in cui li condividano. Ci hanno detto: dateceli che li firmiamo noi, Ma noi non siamo la stampella di nessuno». «Tutti a casa» urla la gente. «Ci siamo fatti le ossa, adesso occorre andare oltre e riprenderci definitivamente le istituzioni - dice Di Battista -. Pure io ho votato Pd, poi mi sono disintossicato, tranquilli. Dobbiamo ascoltarli e portarli sulla strada giusta». «I nostri parlamentari sono persone veraci, sono stufo di politici che parlano in politichese, che dicono di voler cambiare per poi non cambiare niente» dice Antonio Macchiarulo, torinese, disoccupato. «Grillo? Non è il possessore della verità assoluta, ma solo il catalizzatore. Serve per innescare una reazione» sostiene Massimiliano Paternuosto, 42 anni, di Treviso. «Il cittadino si deve riappropriare dei propri diritti, perché i doveri li ottempera, ma non ha indietro nulla» si arrabbia Fabio Cossu, arrivato da Laconi, Sardegna . «Oggi siamo visibili - dice Gianluca Sassi, di Cavriago, Reggio Emilia, paese con busto di Lenin - ma dobbiamo svegliare le coscienze, informare: siamo nelle istituzioni, però i cittadini ancora non si rendono conto di cosa si possa fare se diventiamo una comunità vera». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA