lo scontro politico

di Gabriele Rizzardi wROMA Nessun rinvio. Il voto per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore resta fissato per il 27 novembre. La richiesta di una nuova convocazione del Consiglio di presidenza di palazzo Madama avanzata da Forza Italia e dagli alfaniani per valutare la presunta violazione della segretezza dei lavori da parte del M5S, non è stata accolta dal presidente del Senato. «Non si ravvisano gli estremi per una nuova convocazione del Consiglio di presidenza ai fini del prosieguo di un dibattito su una questione già dichiarata formalmente chiusa il 6 novembre» taglia corto Pietro Grasso. Un duro colpo per Berlusconi e per i suoi fedelissimi che, subito dopo la decisione, danno fuoco alle polveri. «Lei, signor presidente, sarà ricordato come uomo di parte e partigiano» grida Sandro Bondi nell'aula del Senato. Ma l'aiuto più importante per Berlusconi questa volta potrebbe arrivare da Angelino Alfano che ieri, durante la riunione che ha eletto per acclamazione Mauirizio Sacconi capogruppo del Nuovo Centrodestra al Senato (vicepresidente vicario è Laura Bianconi mentre Bruno Mancuso è il tesoriere), ha dettato la linea ai suoi parlamentari in vista della battaglia finale sulla decadenza. Il Pd vuole chiudere la partita il 27 e per averne la certezza pensa di blindare la legge di Stabilità con una fiducia che potrebbe essere votata il 26? A mettere il bastone tra le ruote ci pensa Angelino, che non è disposto a far cadere il governo ma vuole comunque aiutare il Cavaliere. «Ci vuole il tempo che ci vuole, la legge di Stabilità riguarda milioni di italiani e non si può mettere la fiducia e votarla in due giorni perché il Pd vuole far decadere Berlusconi da senatore» affonda il vicepremier. Ma Gugliemo Epifani non è d'accordo e spiega che i democratici non cercano nessuna accelerazione: «Una legge che prevede, dopo la condanna definitiva, l'appilcazione di alcune sanzioni, va rispettata. Anche perché in 32 casi quella legge è stata applicata e non si capisce perché la retroattività dovrebbe valere per gli altri e per un paralamentare no». Nell'attesa del giorno del giudizio, Berlusconi pensa a come affrontare la sua prova più difficile. Le ipotesi in campo sono diverse. Si parla di alcune presenze in Tv (a cominciare da Porta a Porta) ma anche di un suo intervento nell'aula del Senato che gli offrirebbe la possibilità di puntare il dito contro la magistratura, che lo perseguiterebbe da quando ha deciso di fare politica, e contro il Pd, che ha rifiutato ogni mediazione sul tema della decadenza. Ma c'è anche chi è pronto a scommettere che Berlusconi potrebbe sorprendere tutti con una mossa dell'ultimo minuto: le dimissioni volontarie da senatore, che dovrebbero essere confermate da un voto segreto. Ma le preoccupazioni non riguardano solo la decadenza. Quando nei prossimi giorni i giudici di Milano trasmetteranno alla Procura i verbali con le presunte false testimonianze (implicate numerose "olgettine", il viceministro Bruno Archi, il funzionario della Questura Giorgia Iafrate, i parlamentari Valentino Valentini, Maria Riosaria Rossi e l'eurodeputata Licia Ronzulli), Berlusconi dovrà difendersi dall'accusa di avere "comprato" i testimoni. Ed è molto probabile che si farà assistere non da Ghedini e Longo ma da una new-entry: l'avvocato Federico Cecconi, storico legale di David Mills. ©RIPRODUZIONE RISERVATA