Boss della 'ndrangheta risarcito dallo Stato

di Filiberto Mayda wVOGHERA A Nino Cerra, boss della 'ndrangheta di Lamezia Terme, detenuto nel carcere di Voghera e, all'epoca, cinquantaduenne, viene dato uno strano incarico: accudire il nuovo compagno di cella, malato psichico, schizofrenico violento. In cambio di questo "lavoro", a Cerra viene riconosciuto un compenso giornaliero di 60 euro. Peccato che nessuno gli avesse raccontato, era il giugno del 2003, che quel compagno di cella fosse così pericoloso, e non solo a rischio suicidio. Fatto sta nel pomeriggio dell'8 giugno, mentre Cerra riposa, il compagno l'aggredisce, prendendolo a bottigliate in testa e provocandoli gravi ferite anche al volto. Per quella vicenda, dieci anni dopo, il boss della criminalità organizzata calabrese, nella causa civile assistito dagli avvocati Giorgio Lobianco di Voghera e Cladio Linzola di Milano, viene risarcito dallo Stato, che ha riconosciuto colpevole l'amministrazione penitenziaria. Nino Cerra riceverà un risarcimento di circa 10mila euro che, la sentenza è di qualche giorno fa, gli saranno pagati entro 120 giorni, come prevede la legge. La sentenza redatta dal giudice Damiano Spera, uno dei più esperti del tribunale di Milano (competente per questi procedimenti contro l'amministrazione dello Stato), racconta come, di fatto, la direzione carceraria fosse (o dovesse essere) al corrente delle reali condizioni del detenuto messo in cella con Cerra, anche perché erano stati anche i medici vogheresi, in occasione di un esame, a certificarle. Peraltro, si nota, «il Cerra non risultata dotato degli strumenti farmacologici o difensivi) per prevenire o reprimere aggressioni. Ma, molto più concretamente, non era certo suo il compito di fare da "tutore" al compagno di cella.