Il Quarto Stato, l'omaggio di Milano al capolavoro di Pellizza da Volpedo

Il "Quarto Stato" è la prima opera in cui sci si imbatte entrando al Museo del Novecento. Ma ora al capolavoro di Pellizza da Volpedo viene dedicata una mostra monografica da oggi fino al 9 marzo 2014. La monografica sulla grande tela è stata inaugurata ieri con un percorso sonoro di Pellizza nella Sala arte povera del Museo milanese di via Marconi (piazza Duomo). Gli orari di apertura: lunedì 14.30 - 19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 - 19.30, giovedì e sabato 9.30 - 22.30. E' possibile tornare sulle tracce di Pellizza anche visitando kil paese natale dove l'associazione che porta il suo nome ha allestito un museo, una performance multimediale e ha "popolato" le strade e i luoghi pellizziani con le riproduzioni delle sue opere. Informazioni e documenti sono disponibili sul sito dell'associazione all'indirizzo www.pellizza.it di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La donna scalza, con il bambino nudo in braccio, che ai primi del Novecento si avvicinava ai lavoratori in marcia nel "Quarto Stato" ora cammina tra la gente indaffarata davanti al Castello Visconteo di Milano. Il capopopolo, con la barba folta e il passo deciso, si fa largo tra i piccioni in piazza Duomo. «Non li hai già visti da qualche parte? - chiedono dalla homepage del sito del Museo del Novecento –. «Vieni a conoscerli di persona dal 15 novembre». All'opera più celebre di Pellizza da Volpedo, e al suo "cantiere" lungo un decennio, il museo milanese dedica una mostra monografica. Un viaggio a ritroso lungo la genesi del "Quarto Stato", dal 1901 - data che Pellizza appose sulla tela al termine del poderoso lavoro - attraverso i bozzetti e le prove che lo hanno preceduto, gli "Ambasciatori della fame" (1892) e "Fiumana" (1895-96). Ma è anche un viaggio alla scoperta delle radici del pittore, della sua Volpedo - una manciata di chilometri oltre il confine della provincia di Pavia, già in terra piemontese - dove Giuseppe Pellizza è nato nel luglio del 1868 e dalla quale con il cuore non si è mai allontanato nonostante le esperienze di Roma, Firenze, Parigi. Fino all'estremo gesto, l'ultimo strappo dal suo mondo, compiuto nel suo studio il 14 giugno 1907. Ed è proprio in quello studio a ridosso dell'abitazione, dove sembra aleggiare ancora la sua presenza, che matura l'idea dell'opera. Sembra di vederlo nello stanzone dove la luce, portata dal grande lucernario zenitale, illumina la libreria zeppa fino al soffitto di libri ingialliti, pennelli e colori, calchi in gesso, e i ritratti appesi alle pareti dei genitori e di Teresa, la moglie tanto amata e scomparsa prematuramente, dopo aver dato alla luce il loro terzo figlio. Un luogo preservato dallo scorrere del tempo grazie alla passione dell'associazione "Pellizza da Volpedo" che ha trasformato il paese in un museo vivente, un circuito dove è facile imbattersi nel luoghi ritratti dal maestro. La sua casa, il fienile, il vecchio mulino, il prato sul quale le "Mammine" accudivano i loro figli (le riproduzioni dei quadri occhieggiano qua e là nel paese, guidando il visitatore). E poi quella piazza. Osservando il quadro la si immagina immensa e invece è racchiusa in pochi metri. Un fazzoletto di acciottolato tra l'ultima casa che sovrasta una salita e il palazzo Malaspina, il signore del borgo verso il quale i braccianti si dirigevano per levare la loro protesta. E' su quella piazza che Pellizza ha dato una nuova vita e una nuova identità agli abitanti del paese. Il bracciante che guida la marcia ha il volto severo del farmacista, uomo di carattere e molto rispettato, alla donna scalza che tenta di raggiungerlo tratteggia i lineamenti della donna amata, Teresa, sposata nel 1892 nonostante la feroce contrarietà dei genitori. E poi altri volti ai quali un'indagine filologica, avviata dall'associazione presieduta dal professor Ettore Cau, sta cercando di dare un nome. E sono già molte le storie ricostruite. Sono gli stessi personaggi a rievocarle in un' installazione multimediale, nel seminterrato del palazzo del Torraglio dove i loro ologrammi a grandezza naturale avanzano tra gli spettatori e si raccontano. «Il Quarto Stato che fu nella mia mente Fiumana prima, quindi Il cammino dei lavoratori – scriveva Pellizza all'amico Matteo Olivero, il 28 ottobre 1904 – fu il pensiero continuato di un decennio (1891-1901) e non riescii a concretarlo che dopo aver evoluto la mia arte con molto, moltissimo lavoro e con altrettanto pensiero». Un decennio di appassionati studi e di continue rielaborazioni su un tema ispirato alle problematiche della società. Le riflessioni del pittore sulla storia contemporanea gli consentirono di passare dalla raffigurazione di episodi di lotta per la rivendicazione di elementari diritti del popolo e dei lavoratori all'affermazione di un progresso lento ma inesorabile dell'intera classe lavoratrice, assurta a protagonista del nuovo secolo.