Tangenti in Abruzzo Finisce in cella assessore alla cultura
PESCARA Finire in manette per una tangente di 1.150 euro mai intascata materialmente, perché su indicazione della procura della Repubblica che ha gestito l'inchiesta «non era necessario darla, in quanto il reato si consuma con la semplice promessa». E così l'assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis (Pdl), è diventato il secondo amministratore della giunta Chiodi agli arresti, dopo i domiciliari all'ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni disposti nel 2010 per una vicenda legata ai rifiuti. La giunta di Chiodi, vincitore delle elezioni di fine 2008 dopo l'arresto di Del Turco, ha visto indagata, due anni dopo, l'assessore ai Rifiuti Daniela Stati, che in seguito si è dimessa. Nel 2012 il vicepresidente Alfredo Castiglione viene indagato per un'inchiesta sui fondi comunitari. Altri dirigenti regionali hanno subito provvedimenti giudiziari a vario titolo. Ad incastrare De Fanis è stata la denuncia di un organizzatore culturale abruzzese, Andrea Mascitti, al quale aveva chiesto esplicitamente tangenti per l'organizzazione di alcuni eventi per i 150 anni dalla nascita di D'Annunzio. Assieme a Luigi De Fanis, ortopedico di 53 anni, ai domiciliari è andata anche la sua segretaria, Lucia Zingariello. Due obblighi di dimora per una funzionaria regionale e per il presidente di una onlus ombra di De Fanis. Reati contestati: concussione, truffa aggravata e peculato. «Senza le aggiunte per lui non avrei ottenuto il finanziamento. Avrei dovuto quindi gonfiare le spese», ma soprattutto «ero stupito all'inverosimile di una tale mafiosa richiesta, vedendomi crollare, sconvolto, il mondo addosso...», ha spiegato Mascitti. L'assessore avrebbe chiesto tangenti per l'organizzazione, mai andata in porto, del concorso internazionale di musiche da film "Mario Nascimbene Award", e per un evento al Salone del Libro di Torino, sempre per il 150/o di D'Annunzio. Gonfiare le fatture e spartire i soldi, come nel caso appunto del Salone: a fronte di una richiesta di 2.200 euro, una "offerta" di salire a 4.400 euro e dividere la somma: cioè 1.150 euro a testa. Mai presi dall'assessore, ma determinanti per le manette. Mascitti lamenta un «gravissimo danno d'immagine», oltre a quello economico. Il presidente della Regione Chiodi commenta: «La notizia degli arresti e le accuse formulate sono molto gravi. Nelle prossime ore credo ne sapremo di più e valuteremo il da farsi». L'inchiesta ha fatto emergere un uso quanto meno «disinvolto» del denaro pubblico: «Stiamo al Caffè Torino, ho offerto io una bottiglia di champagne», dice De Fanis. E la Zingariello risponde: «Come al solito tu...». «E che devo fare amore mio? Mò vedo di pagarla con la carta della Regione, viene 130 euro la bottiglia...». Di contro la segretaria: «Eh bè, pagala con quella della Regione...». Hotel pagati agli amici, uso di auto blu per fini personali. Ma emerge anche la consapevolezza dei protagonisti: «Andiamo tutti in galera», diceva al telefono una dirigente all'assessore De Fanis. L'inchiesta, comunque, non finisce qui perché, come ha scritto il gip Mariacarla Sacco, «più di una persona si trova nella stessa posizione di Mascitti», cioè di aver dovuto «... "passare" dalla Zingariello o De Fanis», per ottenere contributi. «E' il Paese intero che ragiona in un certo modo. Bisogna ricominciare daccapo», commenta Dacia Maraini, dopo l'arresto. Per quanto riguarda il suo rapporto con l'Abruzzo, Maraini si dice convinta che «questa Regione, tra cultura e turismo, potrebbe essere ricchissima e, invece, va alla ribalta nazionale per notizie come quella di oggi. Questo - osserva - è molto triste».