L'autodifesa di Sollecito «Non sono un assassino»

di Natalia Andreani wFIRENZE Anche Raffaele Sollecito si sente un perseguitato. Anzi. «La vittima di una persecuzione allucinante», una persecuzione mediatica e giudiziaria «senza senso». Il giovane condannato con Amanda Knox e Rudy Guede per il brutale omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher - sgozzata nella notte fra il primo e il 2 novembre del 2007 nella casa che divideva con altre ragazze a Perugia - è comparso ieri davanti ai giudici fiorentini che celebrano il nuovo processo d'appello, in un'aula gremita di pubblico. E al cospetto della Corte, scortato dal padre e dall'avvocato Giulia Bongiorno, ha reso una lunga e commossa dichiarazione spontanea: parole pronunciate con la voce rotta dal pianto, ma che non hanno affatto stupito il legale della famiglia Kercher, convinto che Raffaele, ancora una volta, non abbia chiarito alcunchè. «Siamo abituati a queste dichiarazioni che Sollecito ci ha regalato nel corso degli anni», ha commentato l'avvocato Francesco Maresca. Sollecito ha parlato per 15 minuti guardando negli occhi i giurati. Il nome di Meredith, per tutti Mez, lo ha pronunciato soltanto una volta - giusto per dire «la conoscevo pochissimo» - mentre «Amanda - ha detto - è stata il mio primo vero amore» (ma tutti protagonisti di questa tragedia si conoscevano da appena una settimana, ndr). Amanda «era un fiore sbocciato all'improvviso. Era una piccola favola», ha detto cedendo alle lacrime. Alla montagna di bugie raccontate dalla fidanzatina americana rivista di recente a Seattle - dove la ragazza è tornata dopo la prima sentenza d'appello - Raffaele non accenna. Accusa chi lo portato in carcere in base a prove «ridicole» e alle testimonianze di «mitomani chiamati per costruire una realtà che non esiste». «Sono stato quasi sei mesi in isolamento e non auguro a nessuna persona al mondo di vivere quello che ho vissuto io. Sono stato descritto come un assassino spietato mentre non sono niente di tutto questo. Tutta la vita che avevo prima non c'è più, è stata distrutta. Ora da sei anni combatto tutto il giorno per la verità», ha poi aggiunto l'imputato. «Ho grande rispetto per il ruolo dei giudici, ma posso anche capire che come esseri umani si può sbagliare», ha concluso. Al centro dell'udienza di ieri non ci sono state però solo le dichiarazioni di Sollecito - un Sollecito «davvero efficace o meglio autentico», ha commentato la Bongiorno – ma anche la perizia sul coltello da cucina che venne sequestrato nella sua abitazione e che secondo la procura è l'arma del delitto. Il maggiore Andrea Bardi, del Ris dei carabinieri di Roma, ha dichiarato che la nuova traccia ematica esaminata corrisponde in pieno al profilo genetico di Amanda - con 18 punti di coincidenza su 18 e non a quelli della vittima, di Raffaele o di Rudy. Il presidente della Corte, durante l'esposizione della perizia ha più volte ripreso l'avvocato Della Vedova, legale della Knox, per i continui tentativi di contestare il teste con argomenti fuorvianti. Prossima udienza il 25 novembre mentre la sentenza è attesa per il 10 gennaio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA