«Morte agli Usa!». La sfida dei pasdaran
«Morte all'America!»: con questo slogan, nell'anniversario della presa dell'ambasciata statunitense a Teheran nel 1979, evento fondante della Repubblica islamica, i conservatori iraniani che si oppongono a un accordo con gli Usa hanno lanciato una prova di forza e un vigoroso monito con un'imponente manifestazione di strada (foto). Probabile segno che comunque l'establishment è ancora in maggioranza a favore di un'intesa, i media ufficiali non hanno fornito stime di partecipazione, che comunque è apparsa massiccia e nell'ordine delle centinaia di migliaia di persone. Nel 34/o anniversario che viene celebrato come «Giornata nazionale della lotta contro l'arroganza globale», lo slogan più scandito o riprodotto sui cartelli è stato «Margh bar Amrica» (Morte all'America) seguito dall'immancabile «Morte a Israele». Ma è risuonato anche «l'Iran muore ma non fa compromessi». In quest'ultimo caso il chiaro riferimento è all'accordo cercato con le potenze mondiali del 5+1 sul programma atomico iraniano, sospettato di finalità militari nonostante i giuramenti di Teheran sull'Islam. Gli appelli sono stati anche alla «resistenza» contro le sanzioni anti-nucleari che strangolano l'economia. Con la perfetta organizzazione sperimentata in tanti anni di manifestazioni di regime scandite da altoparlanti su pickup, tamburi e bandiere americane e israeliane date alle fiamme, nei vialoni accanto all'ex sede diplomatica si sono visti manichini di «Zio Sam» impiccati, caricature del presidente Barack Obama e cartelli con l'immagine della bandiera americana strappata da una mano che scopre sotto la stella di David, a indicare l'aiuto che gli Usa darebbero al «sionismo».