«Stati generali lomellini» contro i tagli statali
Sono stati smontati i cartelli luminosi della Zona a traffico limitato (Ztl). Gli operai del Comune hanno rimosso i pannelli situati attorno al centro storico: erano rimasti attivi dalla metà di maggio al 30 settembre per fotografare i veicoli a motore che trasgredivano al divieto di entrare nella zona pedonale. «Li portiamo al coperto – fanno sapere dagli uffici del Comune – per non rischiare che si danneggino nei mesi invernali». MEDE Siamo alla rivolta dei sindaci, o almeno al primo passo. «Il territorio lomellino è sempre più solo ed in difficoltà, nessuno degli amministratori che si trovano a livelli superiori al nostro ci aiuta. Per la fine dell'anno sto organizzando gli Stati generali della Lomellina per parlare di sanità, rifiuti e mancanza di soldi dallo Stato. Ho già le adesioni di diversi sindaci. Il territorio si deve ribellare»: a lanciare l'idea è Lorenzo Demartini, sindaco di Mede. In queste settimane i vari municipi stanno approvando i bilanci di previsione del 2013 – che assomigliano più a bilanci consuntivi visto che mancano due mesi a fine anno – ma le entrate piangono perché il governo le ha tagliate. Rispetto al 2011 ai dieci principali Comuni della Lomellina sono stati tagliati quasi 4 milioni di euro. Il conto più salato lo paga Vigevano con un calo di entrate nei trasferimenti dello Stato di 2 milioni e mezzo di euro. La finanza pubblica invece "salva" tra i prinicipali paesi della Lomellina, quelli sopra i 4.500 abitanti. Robbio, ad esempio, ha visto ridursi le entrate solo di 12.936 euro. «Ci sono arrivate comunicazioni che annunciano il taglio dei soldi previsti per l'Imu – spiega Demartini – tanti Comune rischiano con questo continuo cambio di regole lo stato di insolvenza, il cosiddetto default». Meno soldi dallo Stato – che mediamente garantisce tra il 6 e il 10% delle disponibilità economiche annue dei Comuni – significa bilanci più magri e tagli. Tagli su tutto ed in ogni Comune. Che una giunta, qualunque esso sia il suo colore, annunci riduzioni nelle spese e negli investimenti in opere pubbliche ormai non fa nemmeno più clamore. Anche perchè solo in astratto i soldi dati dallo Stato ai Comuni rappresentano una piccola fetta del bilancio. Infatti i municipi per funzionare e garantire i servizi ai cittadini hanno costi fissi - in termini tecnici le spese correnti - che rappresentano tra il 65 e il 70% del bilancio. Poi ci sono le spese in conto capitale, ovvero gli investimenti in opere pubbliche, cultura, verde pubblico e in parte anche il sociale, che sono il 15% del bilancio. Se arrivano meno soldi dallo Stato si taglia dove si può, quindi nelle spese in conto capitale. Pochi mesi il vicesindaco ed ex sindaco di Robbio Mario Arcelloni ha annunciato che non si ripresenterà alle prossime elezioni perché «viene meno il concetto stesso di fare politica se le giunte devono limitarsi a fare ordinaria amministrazione per la mancanza di fondi». Sandro Barberis