Parco, condanne per abusi edilizi

di Maria Fiore wPAVIA Sanzioni per 52mila euro per il presunto abuso edilizio all'interno del Parco del Ticino, in un'area sottoposta a vincoli. Si è concluso in questo modo il primo capitolo giudiziario (la difesa ha già presentato appello) relativo al caso Breton, lo stabilimento di betonaggio e produzione di calcestruzzi in località Scagliona, vicino all'ex statale 617, a ridosso del fiume vicino al Ponte della Becca. Tre persone erano state indagate con l'accusa di avere utilizzato per anni un'area di 4mila metri quadrati sottoposta a vincoli paesaggistici come deposito di sabbia e inerti. Erano stati gli stessi residenti del gruppetto di case vicino all'impianto a sollevare il caso, lamentando il continuo via vai di camion carichi di sabbia. Segnalazioni che avevano fatto partire gli accertamenti. Il processo si è chiuso per Pietro Brusati, 48 anni di Pavia, amministratore della Breton Srl, che avrebbe usato questi terreni per la propria attività, Mario Archinti, 66 anni, di Landriano, proprietario dell'area, e Giovanni Pagetti, 67 anni, di Landriano, direttore dei lavori. Brusati e Archinti sono stati condannati a 5 mesi di arresto e a 18mila euro di ammenda ciascuno. Quattro mesi di arresto e 16mila euro di ammenda, invece, per Pagetti, per il quale il giudice ha riconosciuto una responsabilità limitata ad alcune presunte violazioni. La sentenza è stata depositata qualche giorno fa. «Abbiamo già presentato appello», dice l'avvocato difensore Silvia Gavoni, che proverà a ribadire davanti ai giudici di Milano la tesi offerta durante il processo a Pavia. E cioè che, secondo la difesa, sarebbe stato utilizzato per l'attività della Breton un piazzale già esistente da anni. Secondo l'accusa, invece, la Breton, che aveva ottenuto l'autorizzazione a svolgere la propria attività in un'area limitrofa allo stabilimento, si sarebbe "allargata" su una zona sottoposta a vincoli di carattere ambientale. A complicare la faccenda, in effetti, è però il fatto che solo nell'ultimo piano regolatore, che risale al 2002, quell'area di 4mila metri quadri è stata inserita all'interno dei confini del Parco. Prima di questa data era stata già avviata la deforestazione della zona, con il taglio di piante e arbusti, per fare posto a un impianto di produzione del carbone. Per la procura, però, questa attività sarebbe continuata anche dopo l'inserimento dell'area finita sotto la tutela del Parco del Ticino. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA