L'ordine di Obama: basta spiare gli alleati Ora s'infuria Madrid
WASHINGTON Barack Obama era all'oscuro di tutto. E ha già ordinato di fermare i programmi con cui la National Security Agency (Nsa) ha spiato la cancelliera tedesca Angela Merkel e altri leader mondiali. Sono le ultime indiscrezioni stampa - stavolta del Wall Street Journal - sul Datagate. Uno scandalo che sta mettendo a durissima prova i rapporti tra gli Stati Uniti e i suoi alleati. Anche se la Casa Bianca è tornata a difendere con forza il lavoro della più potente agenzia di intelligence, ribadendo piena fiducia ai suoi vertici. Ma dopo gli strali di Parigi e di Berlino, ora anche il Parlamento italiano vuole vederci chiaro. Da qui la decisione del Copasir, presa ieri, di convocare il giornalista del Guardian Glenn Greenwald (i commissari potrebbero anche decidere una missione a Mosca per sentire la cosiddetta talpa Edward Snowden). Intanto l'ultima vigorosa protesta arriva da Madrid. El Mundo - sulla base di alcuni documenti di Snowden - spiega come nell'arco di un solo mese (dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013) la Nsa abbia intercettato ben 60 milioni di telefonate in Spagna. Il governo di Mariano Rajoy non ha perso tempo e ha convocato l'ambasciatore Usa, chiedendo chiarimenti ed esprimendo forte preoccupazione per la pesante attività di spionaggio. «Se confermate, queste notizie potrebbero portare alla rottura del clima di fiducia tra i due Paesi», ha detto il ministro degli Esteri Josè Manuel Garcia Margallo. Simili le parole che arrivano da Berlino, dove si sta indagando sul caso che vede coinvolta la Merkel: «Siamo nella fase degli accertamenti, e se tutto ciò dovesse essere dimostrato saremmo di fronte a una grave rottura della fiducia», ha detto il portavoce della cancelliera. Più pacate invece le reazioni in Italia, con i servizi che assicurano: al momento non c'è alcuna prova che la Nsa abbia spiato 46 milioni di telefonate nel nostro Paese, come rivelato dal sito Cryptome. C'è «una ragionevole certezza», affermano i nostri 007, che la privacy dei cittadini sia stata rispettata e che non si sia trattato di spionaggio ma di «monitoraggio». A Washington Obama tace. Ma la sua posizione appare sempre più delicata. Il presidente deve affrontare anche le critiche sul fronte interno. Come mai, almeno fino a questa estate, non sapeva nulla? È possibile che l'uomo più potente del mondo non sia stato informato su un programma così delicato come quello di spiare almeno 35 leader mondiali, perlopiù alleati o partner? Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, travolto dalle domande, è un muro di gomma: «Non possiamo fare commenti su operazioni specifiche della Nsa», ripete decine di volte. Carney ribadisce solo che i programmi della Nsa non hanno un obiettivo economico, ma solo quello di combattere il terrorismo.