Estorsione al dirigente Arrestato Elio Ferrari

di Adriano Agatti e Maria Fiore wPAVIA Una tentata estorsione da 150 mila euro nei confronti del direttore generale del Ministero dell'ambiente. Sono finiti in carcere Elio Ferrari, un geometra di 67 anni residente a Casteggio ma con studio di progettazione a Milano e Pavia, e il cugino Italo Romano Benvenuti, 76 anni, residente a Milano. Nella stessa inchiesta è indagato Francesco Lucio Errichiello, 55 anni, residente a Pavia, ex provveditore per le opere pubbliche di Lombardia e Liguria e attuale consulente per il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Sono accusati di aver chiesto 150 mila euro a Mauro Luciani con minaccie di vario tipo. Minacce che andavano dal «ti facciamo sistemare da persone arrivate dalla Calabria», oppure «se non paghi ti denunceremo per quello che hai fatto come direttore del Ministero». Luciani si è rifiutato di pagare e ha denunciato il tentativo di estorsione ai carabinieri del nucleo operativo di Torino. Gli atti erano stati poi trasmessi alla guardia di finanza di Pavia. Le Fiamme gialle hanno lavorato per mesi con il sostituto procuratore della repubblica Roberto Valli e, ieri mattina, hanno arrestato i presunti estorsori. Si trovano ora a Torre del Gallo, in attesa dell'interrogatorio, che dovrebbe tenersi mercoledì. «Un'operazione che viene da lontano – la definisce il procuratore Gustavo Cioppa – e che è il segno della capacità degli investigatori, soprattutto dopo l'accorpamento dei tribunali, di occuparsi di un settore importante come la pubblica amministrazione». L'ipotesi del magistrato Roberto Valli, che ha coordinato le indagini, è quindi di una tentata estorsione ai danni del dirigente del Ministero dell'Ambiente, Mauro Luciani, che a Pavia è stato anche collaudatore del Dea del San Matteo. Il geometra Ferrari e il cugino di Milano avrebbero preteso la restituzione di 150mila euro chiedendo anche l'intermediazione di Errichiello, al quale però il gip Erminio Rizzi ha riconosciuto una posizione più marginale nella vicenda e tutta da chiarire. Certo è che il geometra Ferrari e l'ingegnere Errichiello si conoscono, per ragioni di lavoro. Ferrari, infatti, è geometra e amministratore di una società che cura la fase progettuale relativa a vari interventi destinati a essere coperti con risorse pubbliche. Un ruolo che lo porta ad avere contatti sia con Luciani che, appunto, con Errichiello. Ma a cosa erano serviti, dunque, quei 150mila euro dati a Luciani? La cifra nelle intercettazioni viene indicata come un "prestito" che sarebbe stato dato al dirigente. Che però dice di non averlo mai ricevuto. La restituzione di quella somma, però, è importante per Ferrari, che sta attraversando difficoltà economiche con la sua società, vicina al fallimento. Talmente importante che, secondo l'accusa, i due sarebbero pronti a ricorrere alle "maniere forti". Dalle intercettazioni emergono minacce, più o meno velate contro Luciani. Sarebbe Benvenuti a riferire, nelle telefonate, di amicizie con "persone della Calabria", pronte a risolvere la questione. Ma a Luciani arrivano anche messaggi scritti. Anonimi e minacciosi. Luciani, quindi, decide di fare denuncia. L'indagine della finanza parte ad agosto, ma non si ferma affatto alla segnalazione di Luciani. Le indagini, fatte di appostamenti e intercettazioni, cominciano a un certo punto a intrecciarsi con l'inchiesta che la procura di Pavia aveva avviato (e di cui in parte ha già chiesto l'archiviazione) sugli appalti per le frane in Oltrepo. L'anello di congiunzione sembra essere in particolare una testimonianza. O meglio la dichiarazione che un amico di Luciani fa agli inquirenti. Il testimone riferisce di un incontro con Ferrari, che gli avrebbe spiegato la natura di quei soldi. Il geometra gli avrebbe parlato di una «questione di Pavia» in cui «erano girati 900mila euro». A quale "questione" si riferisce? E cosa rappresenta il quasi milione di euro? La risposta agli interrogativi sta nello sviluppo delle indagini che la finanza e la procura si preparano a svolgere. Un'idea, però, gli investigatori ce l'hanno già. La «questione di Pavia» potrebbe riferirsi proprio alla faccenda degli appalti per il risanamento del dissesto idrogeologico in Oltrepo. L'ipotesi dell'accusa, quindi, è che i 150mila euro fossero, in realtà, una tangente. Forse pagata, secondo gli inquirenti, per "favori" mai ottenuti e per questo chiesta indietro. Uno spunto tutto da verificare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA