Sparatoria, orefice grave
di Adriano Agatti wPAVIA Rapina con sparatoria all'interno della gioielleria Prina in viale XI febbraio. Il titolare, Roberto Prina di 59 anni, è stato gravemente ferito alla spalla e al torace. Anche lui ha sparato diversi colpi contro i rapinatori che lo stavano legando con delle fascette. E' stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico ed è ricoverato in prognosi riservata in Rianimazione tre. La prognosi è riservata. I due banditi sono fuggiti a piedi verso Borgo Calvenzano. Quasi di fronte all'ingresso della gioielleria è stata trovata parcheggiata l'auto dei banditi, una Fiat Punto targata Lodi che era stata rubata a Magenta. Le indagini sono proseguite anche durante la notte. Complessivamente sono stati sparati sette o otto colpi calibro 7.65. Gli investigatori stanno cercando di scoprire se anche uno dei banditi sia stato ferito. Non sono state trovate tracce di sangue ma almeno un proiettile potrebbe averlo colpito di striscio. Ecco la ricostruzione del drammatico tentativo di rapina avvenuto verso le 16 di ieri pomeriggio in pieno centro storico. All'interno della gioielleria ci sono Roberto Prina di 59 anni e la moglie Anna Cuzzoni di 49 anni. I due rapinatori arrivano in viale XI febbraio a bordo della Punto grigia e la parcheggiano a pochi metri dall'ingresso. Hanno studiato il piano nei particolari. Prima entra il capo e si avvicina alla donna. «Vorrei vedere delle collanine», chiede con gentilezza. Indossa un giubbotto e in testa ha un cappello, sembra una coppola. Anna Cuzzoni prende i gioielli e, dopo qualche istante, entra il complice. Si avvicina al titolare e chiede di vedere un orologio. I gioiellieri iniziano a sospettare la rapina ma non hanno il tempo di reagire. Uno dei banditi estrae una pistola e la punta contro Anna Cuzzoni. «Vieni con me – ordina – è una rapina». Costringe la donna a sedersi dentro una stanzina che si trova nel retro della gioielleria. Poi estrae dalle tasche alcune fascette per legarle le mani. Il complice cerca di fare la stesse operazione con Roberto Prina. Ma il gioielliere quando vede le fascette capisce che il bandito lo vuole legare per avere il tempo di svuotare completamente il negozio. E reagisce. Probabilmente tiene una pistola calibro 7.65 alla cintura dei pantaloni. La estrae e inizia a sparare. Il bandito che è con lui scappa mentre il complice esce dallo stanzino. Anna Cuzzoni sente gli spari ed esce di corsa da una porta posteriore e si mette a urlare. Il bandito si trova la strada sbarrata dal gioielliere che spara e, a sua volta, esplode due colpi che raggiungono Prina alla spalla destra e all'addome. Il gioielliere stramazza sul pavimento (la sua pistola resta a pochi metri da lui) mentre il bandito esce e si dilegua verso Borgo Calvenzano con il complice. Qualcuno dice di aver visto un uomo fuggire verso Strada Nuova. C'è molta confusione. In ogni caso i banditi lasciano sul posto la loro auto. Intanto Anna Cuzzoni rientra in negozio e vede il marito ferito. Ferma una passante che chiama il 113, poi altre telefonate arrivano al 118. In pochi minuti la zona è circondata dalle volanti della polizia e dalle auto civili dei colleghi della squadra mobile titolari dell'inchiesta. Arrivano anche i carabinieri con lo stesso comandante provinciale, il colonnello Ernesto Di Gregorio, che vuole rendersi conto della situazione. Inizia la caccia all'uomo. Alla Minerva vengono fermati due giovani ma non c'entrano nulla con la rapina e vengono rilasciati. Inizia il sopralluogo dentro la gioielleria. Ci sono fori di proiettili da ogni parte: nel muro, nei mobili, vicino al bancone. Vengono anche ritrovati un soprabito e una borsa «dimenticati» dai banditi. Probabilmente dovevano servire per portare via i gioielli. Roberto Prima viene subito visitato dal medico del 118. Le sue condizioni sono gravi ma non ha perso conoscenza. Il gioielliere viene caricato in ambulanza e trasportato al pronto soccorso del San Matteo. Un proiettile gli ha forato un polmone, entra quasi subito in sala operatoria.