Alla fine dell'Anno della Fede una lettura che ci illumina
«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso "Sràdicati e vai a piantarti nel mare" ed esso vi ascolterebbe», così risponde Gesù nel Vangelo di Luca di questa domenica. I suoi discepoli gli hanno chiesto di accrescere la loro fede, quasi fosse automatico, una richiesta banale, e Lui ha risposto in modo semplice, disarmante, come in molte occasioni e parabole leggiamo. Quando guarisce i malati, perdona i peccatori, non lo fa per mettersi in mostra, non è un mago, non vuole popolarità. I suoi discepoli siamo anche noi, e nella nostra debolezza ci sentiamo a volte un po' persi, nella vita di ogni giorno, con le piccole e grandi difficoltà, le delusioni, le incomprensioni. Non è facile, e forse non è proprio possibile definire la fede, è più di una speranza, di un'ispirazione, di uno stato d'animo. E chi ha fede, chi crede, non è meno insicuro, tormentato, di chi se ne allontana. Non ha meno dubbi e incertezze. Anzi, forse ne ha di più. Ma il Vangelo che ci viene oggi presentato cerca di venirci incontro, non è solo una riflessione sulla fede, su quanto crediamo e su quello che crediamo. È un forte richiamo al nostro essere davvero parte di una comunità che crede in Dio, nella sua Parola. E proprio perché in Lui crediamo, dovremmo essere sinceramente al servizio della nostra piccola realtà, per esempio in parrocchia, ognuno secondo le proprie predisposizioni, magari anche solo con la preghiera per chi ci "mette la faccia", per il ragazzino che fa il chierichetto per la prima volta, ed è un po' impacciato, o per chi apre la porta della chiesa, e la richiude quando è sera. È un modo di essere comunità, di vivere la fede. Siamo quasi alla fine dell'Anno della Fede, indetto dal Papa emerito Benedetto XVI, che terminerà il prossimo 24 novembre, e che Papa Francesco sta portando avanti. Nella Santa Messa della scorsa domenica a Roma, si è rivolto ai catechisti di tutto il mondo e ha voluto sottolineare l'importanza della memoria di Dio che il catechista "custodisce in se stesso" e ancora "la sa risvegliare negli altri". Il catechista, nelle parole del Pontefice, è persona di fede, uomo della memoria di Dio, che di Lui si fida veramente e ripone la sua sicurezza. Sì, questa memoria è la Fede. La conserva in sé e tenta di trasmetterla, con un sorriso, una parola di amicizia, e mentre si trova davanti le facce curiose dei più piccoli, trova la risposta al suo mandato di annuncio. Nella condivisione, come in un abbraccio. Perché la fede è soprattutto anche questo, non è un dare-avere, qualcosa di imposto, una scienza esatta o una teoria definita. * Azione cattolica Duomo di Tortona