Inps, i lavoratori dal prefetto

di Fabrizio Merli w PAVIA Mentre i dipendenti Inps di Pavia manifestavano davanti a palazzo Malaspina, i loro rappresentanti sindacali hanno consegnato un documento al prefetto. Un documento approvato all'unanimità dall'assemblea dei dipendenti, indirizzato ai ministri del Tesoro, del Lavoro e politiche sociali e della Funzione pubblica. Si chiede, sostanzialmente, di tornare indietro rispetto alla decisione di operare una pesante sforbiciata sulle quote di stipendio legate al raggiungimento degli obbiettivi. In soldoni, una riduzione del salario compresa fra i 3mila e i 5mila euro annuali. Nel corso della manifestazione, lavoratori e sindacalisti hanno spiegato la situazione attuale. All'origine della protesta, la decisione con cui la Ragioneria generale dello Stato ha bocciato il piano di risparmio dell'Inps (che tagli per 240 milioni di euro l'anno) e ha "rilanciato" aggiungendo anche pesanti decurtazioni sulla parte variabile dello stipendio. Paolo Tiberti (Rsu Cisal) e Claudio Lombardo (Rsu Uil) spiegano: «Come rappresentanza sindacale unitaria abbiamo ottenuto un primo risultato perchè a questa protesta hanno risposto, in maniera univoca, tutte le sigle sindacali. Seguiranno altre manifestazioni, anche perchè questo è l'ennesimo attacco che subiamo». «Il messaggio che vorremmo fosse accettato – dice Fabio Catalano, segretario provinciale Cgil funzione pubblica – è che non stiamo difendendo solo gli interessi dei dipendenti degli enti previdenziali. Tagliare i salari potrebbe comportare ripercussioni sui servizi forniti ai cittadini, servizi essenziali come il pagamento del sussidio di disoccupazione o della cassa integrazione». Piero Perotti, della Uil, inquadra le ultime decisioni in un contesto più ampio: «Lavoriamo in un ente che si giova del decreto 88 del 1989, vale a dire l'autonomia che ha generato un progresso nell'amministrazione. L'Inps ha avuto così la possibilità di diventare un'azienda moderna, con un salario di base - basso - e un salario accessorio legato alla produttività. I nostri nonni dovevano aspettare 6 mesi per vedersi pagare la pensione, adesso il primo assegno arriva dopo 30 giorni. Tagliare risorse, significa far tornare l'Inps indietro di 20 anni. Senza contare che negli ultimi cinque anni abbiamo subìto tagli per un miliardo e 300.000 euro». Daniele Mellera (Ugl intesa - funzione pubblica Inps) aggiunge: «Il tentativo di ridurci la retribuzione fa parte di un attacco più generale al pubblico impiego. Finalmente si era arrivati a una previdenza unica, e adesso, con queste decisioni, si cerca di vanificare il percorso fatto». Antonio Floriano, presidente del comitato provinciale Inps, si affida a un paragone: «La prospettata chiusura della Merck, a Pavia, ha fatto scalpore. Ma con il mancato turn over nella pubblica amministrazione è come se chiudessimo una Merck al mese. Chi va in pensione non viene sostituito e così si perdono professionalità preziose. Purtroppo il governo italiano sta facendo, con la previdenza sociale, il contrario di quanto è stato fatto in nazioni come Germania o Francia».