Kenya, assalto finale al Westgate Mall

di Natalia Andreani wROMA Almeno 68 morti e quasi duecento feriti. Assume le forme di una strage - e la polizia teme che i numeri possano crescere ancora - il bilancio delle vittime dell'assalto terroristico al "WestGate Shopping mall" di Nairobi. Alle sette locali di ieri sera, a trenta ore dall'inizio della carneficina e fallito ogni tentativo del governo di negoziare una resa, un nucleo internazionale di forze speciali ha sferrato l'attacco finale al centro commerciale e ai terroristi - una quindicina in tutto - ancora asserragliati nel labirintico edificio, ma ormai confinati in un'area del terzo piano e del piano seminterrato. In campo le teste di cuoio del Kenya supportate da "esperti" forniti da Israele, Stati Uniti e Gran Bretagna. A segnare l'inizio del blitz, ordinato mentre i terroristi avevano ancora in mano un imprecisato numero di ostaggi, forse una trentina, una fortissima esplosione udita a grande distanza. Ma nonostante il dispositivo militare dispiegato, a notte fonda le operazioni per neutralizzare il gruppo armato e liberare i prigionieri erano ancora in corso. Iniziato sabato a mezzogiorno, l'attentato al WestGate è stato presto rivendicato dai somali di Al Shabaab che anche ieri hanno fatto sapere via Twitter di non essere in alcun modo disposti a negoziare con "gli invasori". «Raccogliete ciò che avete seminato», hanno scritto in rete. Ma circa l'identità dei membri del commando fino a ieri pomeriggio non era trapelato nulla; il governo ha soltanto confermato la presenza di alcune donne (ormai da anni c'è una quota rosa anche europea tra gli arruolati nella Jihad). «Puniremo i responsabili di questo atto rapidamente e con durezza», ha detto ieri il presidente kenyota, Uhuru Kenyatta, che nell'attacco allo shopping mall ha perso il nipote con la sua fidanzata. «Siamo un Paese multietnico e multireligioso e la nostra diversità è la nostra forza. Non sacrifichiamo i nostri valori», ha aggiunto il presidente invitando la nazione a restare unita. Le varie cancellerie aggiornano intanto il conto delle vittime. Tra i 68 morti sinora accertati e tra i feriti ricoverati negli ospedali della città - alcuni dei quali in gravi condizioni - ci sono cittadini indiani, canadesi, americani, cinesi, sudafricani, olandesi, inglesi, francesi e un somalo sposato con una torinese. Condannando il vile attentato il Foreign Office ha dato notizia di almeno tre britannici uccisi, annunciando che il numero sembra destinato a crescere. Altrettanto ha fatto il presidente francese François Hollande, che presto rimpatrierà i corpi di due connazionali, due donne, «vigliaccamente giustiziate a sangue freddo» nel parcheggio del WestGate. E parole dure sono venute anche dal presidente Usa, Barack Obama (quattro gli americani feriti). Ma tra i morti si contano anche il poeta ghanese Kofi Awoonor e alcuni diplomatici: tra questi un medico peruviano dell'Unicef, ha fatto sapere ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, definendo «totalmente riprovevole» l'eccidio premeditato di tanti civili innocenti. Sono invece tutti salvi, seppure sotto choc, i dieci italiani che si trovavano nel centro al momento dell'attacco: sono riusciti a fuggire a più riprese mentre tra i bar, i negozi e le fontane del WestGate si scatenava l'inferno. Ieri a tarda sera i numeri erano ancora incerti. «Il blitz è in corso. Risolveremo la situazione entro l'alba», assicuravano fonti della forze polizia. Così, mentre la Croce rossa recuperava dal campo di battaglia i corpi di altre nove vittime e su Nairobi iniziava a cadere una pioggia battente, fuori dal WestGate i parenti delle persone ancora in ostaggio si preparavano a un' altra lunga notte di angosciante attesa tra le luci delle ambulanze, degli elicotteri dell'esercito in volo sull'edificio e dei mezzi schierati per l'emergenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA