Omofobia, Pd e Pdl si spaccano sulla legge
ROMA Percorso in salita per la legge sull'omofobia, arrivata ieri all'esame dell'aula di Montecitorio. Complici le fibrillazioni sul caso Berlusconi, Pd e Pdl si sono spaccati al momento di decidere i contenuti della nuova legge, mandando in frantumi i vincoli di maggioranza. Il comitato ristretto, chiamato a preparare il testo per l'Aula, è stato il teatro dove sono esplose le divisioni più vistose. Pd e Pdl si sono trovati su fronti opposti quando si è trattato di decidere sull'aggravante di omofobia e sulla tutela di transessuali e transgender. C'è stata la saldatura di un asse tra Pd, Sel e Movimento Cinque Stelle, compatti nel votare a favore delle regole contestate dal Pdl. La riunione ha visto momenti di confusione quando è stato approvato l'emendamento del M5S che estendeva le norme contro la discriminazione ai transessuali e transgender. I rappresentanti del Pdl hanno fatto fuoco e fiamme sostenendo che il «blitz» della sinistra faceva saltare tutti gli accordi. Nel caos che è seguito, la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti ha revocato la votazione, rinviando il contenzioso all'aula, dove subito dopo la legge ha cominciato il suo faticoso cammino. La Lega Nord ha tentato di far saltare tutto, chiedendo il voto segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità. Sperava che protetti dall'anonimato i deputati affossassero un disegno di legge giudicato troppo sbilanciato e pericoloso. Tentativo andato a vuoto: nonostante il voto segreto, le pregiudiziali sono state respinte da un'ampia maggioranza (405 sì, 100 no). La discussione proseguirà nei prossimi giorni: circa 40 gli emendamenti da esaminare. Non sono molti: ma tutto dipenderà dalla capacità di Pd e Pdl di riannodare l'intesa. Per ora, sottolinea la pidiellina Eugenia Roccella, «non c'è accordo su un testo condiviso».