Assad: «Ok al trattato»

ROMA Bashar al-Assad fa il primo passo verso il disarmo chimico, l'unica chance per evitare l'intervento armato degli Stati Uniti, mentre la Casa Bianca torna a ripetere: «L'opzione militare è ancora sul tavolo». Con una lettera inviata al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il presidente siriano comunica formalmente l'intenzione del suo governo di aderire alla Convenzione internazionale sulle armi chimiche, un accordo che ne vieta produzione e uso: «Non per la minaccia americana – dice Assad – ma per la Russia». Il documento di Damasco formalizza la volontà della Siria di aderire al piano in cinque punti della Russia, ieri al centro dell'incontro, a Ginevra, tra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, un progetto che dovrà trovare fondamento in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e che potrebbe richiedere anni e una spesa di mezzo miliardo di dollari. Assad, avendo aderito alla Convenzione, dovrà dichiarare quante e quali armi chimiche possiede (si parla di oltre mille tonnellate), autorizzare l'accesso agli ispettori dell'Organizzazione per il divieto delle armi chimiche e quindi distruggere l'arsenale. «Le parole non bastano, servono passi concreti. Se l'accordo fallisce l'uso della forza potrebbe essere necessario» ha ricordato Kerry, mentre Lavrov ha ribadito l'impegno russo per un compromesso. Per un giorno Barack Obama resta defilato, ma «fiducioso che le discussioni si traducano in risultati concreti». Gli oppositori dell'Esercito siriano libero respingono invece «categoricamente» la proposta russa: «Non ci si può limitare a ritirare le armi chimiche, ma bisogna giudicare di fronte alla Corte penale internazionale l'autore del crimine, che ha ammesso di possedere l'arma e che ha accettato di disfarsene» dice il generale disertore Idriss. Ma Assad, in una intervista alla tv Russia 24 torna ad accusare i ribelli: «Non è da escludere che usino i gas contro Israele come provocazione, gli Usa non hanno prove contro di noi» ripete, sostenendo che i guerriglieri hanno ricevuto armi chimiche da Paesi stranieri. «Gli Stati Uniti devono smetterla di armare l'oppposizione» dice nel giorno in cui il Washington Post racconta che «la Cia ha cominciato a consegnare aiuti "letali" nelle ultime due settimane ai ribelli». La "pistola fumante" contro Assad, tuttavia, potrebbe essere contenuta nel rapporto degli ispettori Onu sulla strage del 21 agosto. Il dossier, che dovrebbe essere consegnato a Ban Ki-moon lunedi, pur non accusando direttamente il regime, conterebbe «un gran numero» di informazioni che consentirebbero di risalire chiaramente al governo di Damasco, con «forti prove» circostanziali. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA