Assad: se attaccati ritorsioni dai Paesi amici

di Maria Rosa Tomasello wROMA Bashar al Assad nega davanti agli americani di avere usato armi chimiche contro il suo stesso popolo, la Casa bianca conferma che il dittatore siriano ha lanciato armi chimiche «almeno undici volte», e il confronto tra i due nemici, prima di trasferirsi sul terreno, è guerra di propaganda. Assad racconta la sua verità e lancia le sue nuove minacce in una intervista a Charlie Rose, anchorman della Cbs, la prima rilasciata in quasi due anni a un network americano. La registrazione sarà messa in onda oggi, lo stesso giorno in cui andranno in video le interviste rilasciate dal presidente Barack Obama alle sei principali reti nazionali nella sua offensiva a tutto campo per convincere gli americani e il Congresso recalcitranti a sostenere l'azione militare, che culminerà nel discorso alla nazione di domani. «Non ci sono prove che io abbia usato armi chimiche contro la mia gente, non sono stato io» ripete il leader siriano, che davanti all'ipotesi di un intervento armato di Stati Uniti e Francia, avverte: in caso di attacco ci saranno «ritorsioni» da parte degli amici della Siria, l'Iran e gli Hezbollah libanesi. Ma mentre gli americani sono ancora inorriditi per le immagini trasmesse dalla Cnn, che mandato in onda tredici video che mostrano l'agonia di uomini, donne e bambini colpiti con il gas sarin, da Parigi il segretario di Stato americano, John Kerry, che oggi a Londra vedrà il ministro degli Esteri britannico William Hague, torna ad accusare: «Non è una fantasia, il presidente siriano ha usato armi chimiche almeno undici volte – dice – Damasco possiede uno tra i più grandi arsenali di armi chimiche al mondo». In Germania, tuttavia, si fa largo una nuova ipotesi: fonti dell'intelligence tedesca sostengono che le forze governative potrebbero avere usati i gas senza il permesso di Assad. Negli ultimi quattro mesi, secondo alcuni messaggi radio, comandanti lealisti avrebbero chiesto al presidente più volte di potere usare armi chimiche, ma il consenso sarebbe stato sempre negato. Alla vigilia di una settimana decisiva, con le proteste che si moltiplicano, come quella dei militari sul social networ Reddit, Obama tira dritto. «I rischi di una mancata azione sono maggiori rispetto a quelli di un intervento. Assad guarda a Washington, è importante inviare un messaggio chiaro» afferma il capo dello staff presidenziale Denis McDonough. Ma il presidente non è affatto certo di ottenere il via libera del Congresso. Alla vigilia della riapertura dei lavori parlamentari, la maggioranza è incerta: secondo la Cnn, dei 100 senatori, gli indecisi sono 55, tra cui 28 democratici), mentre alla Camera dei 433 deputati gli indecisi sono 272, 154 dei quali sono democratici. Per questo ieri Kerry ha annunciato che non è escluso un ritorno all'Onu, come suggerito dalla Francia, unico Paese occidentale pronto a intervenire accanto agli Stati Uniti. «Non abbiamo bisogno dell'impegno militare di tutti i Paesi europei, ma del sostegno politico» ha detto il ministro degli Esteri Laurent Fabius. Il Pentagono, secondo il Los Angeles Times, sta preparando raid aerei di tre giorni, più intensi rispetto a quelli programmati, con un duro martellamento di missili, così come sarebbe stata ampliata la lista di 50 obiettivi individuati nelle settimane scorse. ©RIPRODUZIONE RISERVATA