Letta: ultima chance per soluzione politica ascoltare il Pontefice
di Maria Berlinguer wROMA «Sulla Siria la nostra preoccupazione è al massimo» ma l'Italia non ha alcuna intenzione «di strappare con gli Usa», fermo restando che non parteciperà ad acuna azione militare senza l'avallo dell'Onu. Enrico Letta dal vertice San Pietroburgo nega freddezza da parte di Barack Obama, con il quale ha un breve colloquio insieme al premier inglese David Cameron poco prima dell'inizio dei lavori del G20. Ma ribadisce di avere le stesse preoccupazioni di Papa Francesco. L'Italia condanna totalmente l'uso delle armi chimiche ma insiste per cercare una soluzione politica al conflitto. «Questo vertice - spiega Letta – è l'ultima occasione per trovare una soluzione politica» a una guerra che «porterebbe sui mercati finanziari volatilità e instabilità e le conseguenze non sarebbero solo politiche ma anche finanziare». Enrico Letta prova a lasciarsi alle spalle gli ultimatum del Pdl che un giorno sì e l'altro pure minaccia di staccare la spina al suo governo se il Pd non salverà Silvio Berlusconi. «Per una volta possiamo non parlare della politica italiana, ci sono talmente tanti obiettivi da raggiungere in queste 24 ore che farei un danno all'Italia se non mi concentrassi su questi obiettivi», dice a un cronista che lo incalza sul rischio crisi di governo. «Voglio che l'Italia colga tutti gli effetti positivi di essere uscita dall'alveo dei sorvegliati speciali», aggiunge il premier. Un modo per ricordare quanto avvenne a Cannes nel novembre del 2011, quando Silvio Berlusconi che aveva appena annunciato come imminente la ripresa economica, finì nel mirino dei sorrisini tra Merkel e Sarkozy e tornò in Italia con la richiesta di accettare gli aiuti del Fmi. «Il fatto che l'Italia non sia più nella black list per me è fonte di grande soddisfazione: l'ho percepito negli incontri bilaterali e vorrei che tutti in Italia fossero consapevoli e convinti di quanto è stato fatto», dice Letta facendo chiaramente capire che una crisi di governo potrebbe far tornare l'Italia sul banco degli imputati. Se inevitabilmente la crisi in Siria ha egemonizzato i lavori del summit dei grandi della terra a danno delle misure per il rilancio dell'economia, per Enrico Letta il vertice finisce con un voto positivo. Intanto perché tra i temi discussi tra i leader delle potenze mondiali non si è parlato esclusivamente di salvataggi, austerità e consolidamento di bilancio, ma anche piuttosto di dossier come crescita e lavoro. Poi perché il giovane premier italiano ha decisamente svolto un ruolo importante di mediazione tra i grandi della terra. Nel vertice del gelo fra Putin e Obama, ben diverso trattamento ha ricevuto Enrico Letta, unico dei leader politici occidentali a incontrare il presidente russo in un vertice bilaterale al quale partecipa anche l'amministratore delegato dell'Eni Scaroni. Con Putin il premier affronta il tema della drammatica situazione in Siria, lo sollecita a prendere sul serio gli appelli del Papa per la pace, ma parla anche di energia e di scambi economici. «Incontrando il presidente Putin abbiamo fissato il vertice Italia-Russia a Trieste il 26 novembre, i mesi che abbiamo davanti serviranno per riempirlo di contenuti per arrivare a far firmare a tutti i ministri intese molto concrete», spiega Letta. Ma il premier italiano ha incontrato anche i leader di Cina e Giappne. Letta ha accettato l'invito del presidente della Repubblica popolare cinese a recarsi a Pechino nel 2014 e ha colto l'occasione per confermare a Xi Jinping che il consolidamento dei rapporti tra Cina e Ue costituirà una delle priorità del semestre di presidenza italiana dell'Unione. Fra gli altri incontri, fa sapere di aver parlato «al ministro indiano Singh della nostra ansia per una soluzione giusta per i nostri due marò», twitta in serata Letta. E sempre su twitter non si nega una civetteria durante la cena: «Il vino rosso è francese e il bianco è italiano (Gavi). Non siamo sciovinisti ma...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA