Obama convinto: «Attacco necessario»
di Andrea Visconti wNEW YORK Barack Obama è isolato sul fronte internazionale ma rimane intenzionato a rispondere all'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Da solo, senza la Gran Bretagna e senza l'Onu, il presidente americano ha davanti a sé un margine d'azione di pochi giorni. Tutto fa pensare che un attacco possa avvenire dopo che gli ispettori dell'Onu avranno lasciato la Siria oggi, e prima che Obama parta per il vertice del G20 a San Pietroburgo la prossima settimana. Se il presidente dovesse attendere il via libera del Congresso i tempi si allungherebbero perché Camera e Senato torneranno a riunirsi solamente il 9 settembre dopo la pausa estiva. Inutile però attendere il responso degli ispettori in quanto non fa parte del loro mandato stabilire chi abbia usato armi chimiche. Il rapporto atteso dal Segretario Generale Ban Ki-moon dunque non sarà determinante ai fini di un possibile attacco. «Questo tipo di attacchi mette a repentaglio la sicurezza nazionale americana», ha detto ieri Obama a margine di un incontro alla Casa Bianca con i leader di Estonia e Lituania. «Tutti sembrano essere d'accordo che bisogna fare qualcosa per rispondere al divieto di usare armi chimiche, ma nessuno sembra voler fare niente. Non sto parlando di truppe americane in Siria o di un protratto coinvolgimento. Sto parlando di accertarci che quando un regime usa armi che sono proibite questo regime debba essere messo davanti alle proprie responsabilità». Il presidente ha ammesso che dopo l'esperienza in Iraq tutti sono perplessi di un nuovo coinvolgimento militare in Medio Oriente. Il clima di questi giorni riporta alla mente quando a metà ottobre del 2002 George W. Bush "preparò" l'America a un attacco contro il regime di Saddam Hussein, accusato di avere ammassato armi di distruzioni di massa. Bush sostenne allora che il governo Usa aveva le prove ma a distanza di tempo emerse che prove non ce n'erano. Timori dunque che la Siria sia una situazione destinata ad assumere i connotati del coinvolgimento americano in Iraq e in Afghanistan. E' in questa chiave che ieri Barack Obama ha commentato la situazione, dopo aver chiesto al Segretario di Stato John Kerry di fare altrettanto con un messaggio che aveva come principali destinatari i membri del Congresso e l'opinione pubblica americana. E' come se la Casa Bianca stesse chiedendo all'America intera di prendere posizione e rendersi partecipe di una decisione attraverso cui dimostrare la statura morale degli Stati Uniti davanti al genocidio siriano. Quindi la Casa Bianca ha diffuso un documento di quattro pagine - che in via straordinaria era stato declassificato - che contiene le prove che dietro all'uso di armi chimiche c'è il regime di Damasco. A ulteriore supporto delle brutalità di Assad il governo Usa ha diffuso un nuovo video che rivela le atroci sofferenze subite dalla popolazione in un attacco chimico che risale al 26 agosto. Questo attacco, contro una scuola, sarebbe successivo a quello del 21 agosto che aveva fatto scatenare l'urgenza di rispondere alle brutalità di Assad. ©RIPRODUZIONE RISERVATA