Un campionato invaso dai tatuaggi Boateng il recordman a quota 36
Amuleti, gesti e riti nei tempi moderni hanno lasciato il centro del palcoscenico ai tatuaggi. I calciatori sono diventati degli autentici testimonial dei "graffiti" della pelle e trovare un giocatore di serie A senza tatuaggio è impresa ardua. C'è chi addirittura ha lasciato scoperti pochi centimetri della propria pelle. Il recordman appartiene a Kevin Prince Boateng che ne vanta ben 36 di svariate dimensioni e che ha addirittura aperto una pagina facebook sull'argomento con più di cinquemila seguaci. Anche Fabrizio Miccoli si difende bene e, viste le controverse frequentazioni, ha pensato bene di farsi tatuare addirittura una pistola. Non si è risparmiato nemmeno Daniele De Rossi che però nel corso della carriera di tatuato si è pentito e per coprire un "peccato" di gioventù impresso sul braccio sinistro adesso scende in campo con la manica lunga. Ovviamente il tatuaggio è una moda anche se molti calciatori cercano di attribuirgli significati spirituali. Difficile da credere anche perché sono spesso abbinati a creste di capelli d'avanguardia. Mario Balotelli si è fatto addirittura tatuare una frase di Gengis Khan del 1200: «Io sono la punizione di Dio. Se voi non aveste commesso peccati gravi, Dio non avrebbe mandato una punizione come me su di voi». Ovviamente i calciatori sono dei simboli e molti giovani si ispirano proprio ai tatoo dei loro beniamini. Ma per una corrente di pensiero molto diffusa i tatuaggi sono nocivi alla salute in quanto espongono a rischi di infezione e allora molte società suggeriscono ai propri tesserati di limitare i tatuaggi e soprattutto di non esporli. Nessuna pena, almeno per ora. Non come in Arabia saudia dove il giocatore colombiano Juan Pablo Pin un po' di tempo fa era stato arrestato dalla polizia locale per aver mostrato un tatuaggio in un centro commerciale. (v.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA