Senza Titolo

di Maria Berlinguer wROMA «Io resisto, non mollo, state tranquilli io non mi faccio da parte: resto io il capo del centrodestra». Silvio Berlusconi prova a galvanizzare se stesso e i suoi con un nuovo messaggio elettorale via Facebook e dà un assaggio di quella che sarà la sua difesa in Aula. Già, perché il Cavaliere sta da giorni lavorando al discorso che pronuncerà al Senato un minuto dopo che la Giunta lo avrà dimesso da parlamentare: un atto d'accusa contro le toghe rosse che da vent'anni, a suo giudizio, lo perseguitano politicamente. Un j'accuse sul modello del discorso che Craxi pronunciò in aula nel '93 ma con una differenza: Berlusconi vestirà i panni del martire e non farà chiamate di correità nei confronti di nessuno. Il barometro della politica segna di nuovo pessimo tempo per il governo che torna in bilico con il Pdl all'attacco di Giorgio Napolitano. A pochi giorni dal voto della Giunta sulla sua decadenza da senatore, il Cavaliere, sempre asserragliato ad Arcore con gli avvocati, chiama a raccolta i suoi a torna a minacciare di staccare la spina a Enrico Letta se non gli verrà restituita l' «agibilità politica». Dunque dopo giorni di tentennamenti Berlusconi ha dettato la linea al Pdl con un preciso avvertimento: questa volta non saranno consentite defezioni tra falchi e colombe. A costo di arrivare a una rottura con il Quirinale. E già perché nel mirino del Pdl c'è ora proprio Giorgio Napolitano. «Da Napolitano ci aspettavamo di più, nel messaggio del capo dello Stato non ho trovato quello che avevamo chiesto», dice davanti alla platea di Cl Renato Schifani. Il capogruppo Pdl, da sempre considerato una "colomba", lancia un preciso avvertimento al Pd in vista del voto sulla decadenza di Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale. «Per noi tutto si tiene, se ci sarà un atteggiamento pregiudiziale del Pd sul percorso di approfondimento della legge Severino per noi sarebbe impossibile parlare di percorso comune», dice l'ex presidente del Senato. Schifani conferma che il Pdl investirà la Corte costituzionale sul caso della legge Severino e ammonisce: «noi siamo perché il governo vada avanti, siamo per una logica di pacificazione ma i segnali che mi arrivano vanno in altra direzione». Quanto alle ipotesi di nuovi governi, magari sostenuti da una parte del Pdl, Schifani taglia corto: «I gruppi del Pdl sono granitici, coesi come non mai attorno a Berlusconi, non ci sono né falchi né colombe». E un intervento di Napolitano tornano a chiedere anche Cicchitto e Gelmini. Dal Colle però si precisa: Napolitano ha già parlato con la nota dello scorso 13 agosto e non ha altro da aggiungere. E' nella parole di Daniela Santanchè che si intravede la strategia di difesa scelta dall'ex premier. Soprattutto nei confronti del Colle. «Napolitano è il vero capo del Pd quindi chiami Letta ed Epifani e dica loro che non si vota la decadenza di Berlusconi da senatore, è così semplice», attacca, e ribadisce che il destino del leader è strettamente connesso a quello della delegazione governativa del Pdl. «Devono sapere tutti che nel governo ci sono cinque Berlusconi, siamo tutti con il nostro leader e tutti condannati, non possiamo stare al governo con i nostri carnefici: se il Pd darà quel voto in commissione il 9 settembre credo che dovrebbero avere un sussulto di dignità, se noi siamo quegli avanzi di galera e quegli evasori ne devono trarre le conseguenze». Una via di uscita la tenta Donato Bruno, senatore del Pdl. «La Giunta è un organo politico ma anche tecnico-giuridico» avverte chiedendo di rinviare a dicembre il voto per sentire esperti e costituzionalisti sulla legge Severino. «Noi fin dall'inizio avevamo notato che qualcosa non andava, l'avevamo votata, è vero, ma appoggiavamo un governo tecnico». ©RIPRODUZIONE RISERVATA