I 100 giorni di Letta «Alla stabilità non c'è alternativa»

di Vindice Lecis wROMA Per Enrico Letta alle larghe intese, per ora, non c'è alternativa e la missione del suo esecutivo è quella di rispondere alla crisi «con tanti atti concreti». Tracciando il bilancio dei primi cento giorni, il presidente del Consiglio si tiene fuori dalle polemiche, respinge l'impressione di rappresentare un simbolo delle politiche del rinvio e presenta un dossier chiedendo di essere giudicato per le cose fatte. A partire dal taglio degli stipendi dei manager pubblici del 25% «grazie a una linea di sobrietà del governo» decisa ieri dal Senato. Letta ha tenuto in questi giorni un profilo distaccato dalle vicende giudiziarie che hanno travolto Berlusconi ma invita i partiti a non «ricominciare con giochi e giochini». Che «non sarebbe stato facile lo sapevamo sin dall'inizio - spiega - eppure i provvedimenti del governo e il lavoro paziente e incisivo delle Camere nell'approvarli e migliorarli dimostrano che è possibile lavorare per l'Italia pensando al futuro». Il messaggio di ottimismo lanciato dal premier - nel giorno in cui si certifica l'ottavo trimestre in recessione - è netto: «I segnali ci sono tutti e indicano che siamo a un passo dal possibile. A un passo cioè dall'inversione di rotta e dall'uscita dalla crisi più drammatica e buia che le attuali generazioni abbiano mai vissuto». Sul sito del governo, accanto al puntiglioso dossier sulle realizzazioni, Letta commenta che «gli italiani capiscono. Capiscono che non c'è alternativa. Non a questo governo, ma alla necessità, per una volta, di mettere da parte le contrapposizioni e le viscere per avere stabilità e far sì che la politica torni ad essere quello che per definizione è: la cura della cosa pubblica, dell'interesse generale, del bene della comunità». Dunque non grandi strategie di cambiamento, ma la più sicura politica dei piccoli passi: «Siamo a un passo dal possibile» per «cogliere sino in fondo questi segnali positivi affinchè il possibile diventi realtà». Nel dossier sono elencati i punti nodali affrontati in questi tre mesi di attività di governo. A partire dal lavoro: «Gli incentivi contro la disoccupazione giovanile, il finanziamento della Cassa integrazione, gli interventi per facilitare il raccordo tra formazione e impresa. Il lavoro – quello da creare o da ricreare, e quello da tutelare, in risposta agli effetti devastanti della crisi economica sulla vita delle persone – è il cuore dell'azione del governo», si legge nel dossier. Sull'Imu e sull'Iva si resta invece sul generico: «Stop all'Imu sulla prima casa a giugno e immediatamente dopo un confronto con le forze parlamentari per una riforma complessiva del sistema della tassazione sugli immobili. E poi sostegno all'edilizia e ossigeno alle famiglie». Ma la professione di ottimismo non piace all'opposizione. Vendola, leader di Sel, boccia duramente Letta: «Dichiarazioni patetiche» commenta, riferendosi sia alle questioni economiche che a quelle più strettamente politiche. Letta, insiste Vendola, «cerca di occultare la natura di una operazione politica che non si regge in piedi, che non ha una legittimazione, un consenso reale. Il governo delle larghe intese è un governo che spinge l'Italia a bere un calice amaro». E certe scelte del non convincono nemmeno la Cgil. Per Susanna Camusso «deve cambiare passo» perché «con le piccole cose non si fa una grande strada». ©RIPRODUZIONE RISERVATA