Egitto, spari sulla folla è strage di islamisti

di Bijan Zarmandili wROMA «I prossimi giorni saranno decisivi per il destino dell'Egitto», dicono i capi della coalizione pro-Morsi dopo la strage dei Fratelli musulmani dell'altra notte, quando l'esercito è intervenuto contro la folla alla moschea Rabaa el-Adaweya e sparando all'altezza d'uomo ha ucciso decine e decine di persone: le fonti ufficiali parlano di 66 morti, ma i testimoni ripresi da al-Jazeera sostengono che le vittime sarebbero più di 200, mentre 4.500 sono i feriti trasportati nella moschea trasformata in ospedale. In serata si è riunito il Consiglio supremo della Difesa e il presidente ad interim Adli Mansur ha elaborato il piano per «disperdere presto» qualsiasi forma di protesta, come ha riferito il ministro degli Interni Mohamed Ibrahim, che ha anche annunciato il trasferimento di Morsi nella prigione di Torah Mahkoum, dove si trovano Hosni Mubarak, i figli e i più stretti collaboratori. Una situazione drammaticamente ingarbugliata che rischia di produrre nei prossimi giorni altre carneficine. Il sito al-Arabya ha mostrato fiumi di sangue nei pressi della moschea Rabaa el-Adaweya e ha detto che decine di cadaveri sono state gettate nel Nilo. Il portavoce della Fratellanza, Gehad el-Haddad, ha detto che i militari hanno avuto l'ordine di «sparare, non per ferire, ma per uccidere». Il clima di violenza ha provocato la reazione degli alcuni sostenitori del nuovo corso, con il portavoce dell'opposizione anti-Morsi, El-Baradei, e lo sceicco della prestigiosa università Al-Azhar, Ahmed el-Tayyeb, che hanno condannato la strage, chiedendo «un'inchiesta urgente». Il Movimento di 6 aprile, tra i promotori della rivolta contro Mubarak, non ha partecipato alla manifestazione dell'altro giorno nella piazza Tahrir in appoggio dell'esercito voluto dall'uomo forte del regime, il generale al-Sissi. Diverse fonti sostengono che la brutale repressione ha spinto molti sostenitori di Fratelli musulmani di organizzare gruppi clandestini di resistenza. Ad esasperare il clima c'è stata la notizia dell'accusa dello spionaggio a Morsi che entro 3 di agosto sarà rinchiuso nella prigione di Torah, nella estrema periferia del Cairo. L'accusa riguarda la presunta collaborazione di Morsi con il gruppo palestinese Hamas (quindi una forza straniera) nel 2011 quando è stato attaccato un carcere egiziano dove si trovava lo stesso Morsi. Sul trasferimento di Morsi a Torah dovrà pronunciarsi la Corte del Cairo. Morsi è stato visitato nel frattempo da un esponente dell'Ong egiziano per i diritti d'uomo, Nasser Aim, che ha riferito della buone condizioni di salute dell'ex presidente. «Non ha subito delle pressioni, ma si lamenta di non poter incontrare i suoi familiari", ha detto il capo dell'Ong. I prigionieri politici in Egitto siano liberati e abbiano un «processo trasparente» è il parere del Segretario genrale dell'Onu Ban Ki-moon: stessa richiesta avanzata da Emma Bonino, mentre la responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton, ha chiamato le parti al dialogo. Barak Obama è invece criticato dalla stampa Usa per i suoi tentennamenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA