In direzione del Pd lo scontro sul congresso
ROMA Il premier Enrico Letta andrà e parlerà, blindando ancora una volta l'azione del governo e chiedendo di scrivere insieme nell'azione dell'esecutivo il «dna» del nuovo Pd. Sarà in direzione, ma non prenderà la parola tenendo fede al voto di silenzio, Matteo Renzi, in pressing con i suoi per ottenere regole e data del congresso e sciogliere la riserva sulla sua corsa. Ma va al di là della presenza del premier e del sindaco di Firenze, l'alta tensione che si respira nel Pd. Dove manca ancora un accordo e oggi Guglielmo Epifani presenterà le varie opzioni sulla sfida congressuale. Tutti, a partire dal presidente del Consiglio, sono consapevoli che l'appuntamento di oggi si presenta più spinoso dell'assemblea dei deputati di ieri sera. Se nella riunione alla Camera, i malpancisti hanno preferito non dare sfogo ai malumori verso il governo, oggi si rischia il corto circuito nel rapporto tra governo e un Pd in piena tensione precongressuale. Per evitare rotture, Epifani sta cercando da giorni una mediazione sulle regole e, a quanto si apprende, ha avuto contatti anche con Renzi. Il congresso dovrebbe cominciare ad ottobre, nel timing del leader Pd, e concludersi a dicembre (il 15 è la data più accreditata). Ma siccome sulle regole l'intesa non c'è, il segretario presenterà le varie opzioni, chiedendo alla direzione di decidere o nella riunione stessa o nella direzione già convocata l'1 agosto. Al Nazareno assicurano che si deciderà al massimo la prossima settimana ma i renziani temono «la melina» e l'ennesimo rinvio sulla strette sulle regole che faccia slittare i tempi. Per mettere nero su bianco la data prima della pausa estiva, Gianni Pittella, Pippo Civati e Goffredo Bettini, passato nelle fila di Matteo Renzi, presenteranno un ordine del giorno. «Non è mai successo - incalza il renziano Matteo Ricci - di aspettare tanto per l'indicazione della data e delle modalità del congresso». Il premier Enrico Letta resterà neutrale rispetto a data e regole di ingaggio del congresso, invitando a tenere separate le tensioni congressuali dalla vita del governo. E anche Renzi assicura che non si esprimerà perchè «praticamente su tutto, nelle ultime settimane, ogni volta che veniva detto o fatto qualcosa c'era una polemica e quindi faccio un passo indietro». Ma nervosismo e sospetti incrociati agitano le varie aree e i renziani e Civati temono un colpo di mano che separi il segretario dal candidato premier e chiuda le primarie, obbligando all'iscrizione on line chi vuole partecipare. Per cercare di mettere il governo al riparo e trovare una convivenza tra Letta e Renzi, nel caso in cui il sindaco diventasse leader del Pd, il lettiano Francesco Boccia sta lavorando ad un documento che chiede a tutti di sostenere «senza paura e in nome di un partito moderno un governo straordinario nel solco tracciato da Napolitano».