L'annuncio di Renzi «Da oggi sul governo è silenzio stampa»
di Maria Rosa Tomasello wROMA Dice che è «stufo del fuoco di sbarramento» che viene dal partito, qualunque cosa faccia. «Se non devo partecipare al congresso lo dicano, ma non strumentalizziamo per vicende interne una bimba di sei anni che è stata presa dalle forze speciali». Sull'onda di una presenza mediatica che rischia di rivelarsi una sovraesposizione, Matteo Renzi controbatte colpo su colpo con interviste a quotidiani, settimanali, tv, newsletter on-line: sul caso Ablyazov, sul suo rapporto con il Pd, sull'incontro con Angela Merkel. Nello stesso giorno parla alla Stampa, a Famigliacristiana.it, risponde a Enrico Mentana su La7 in "Bersaglio mobile", e durante il prime time televisivo condotto da Enrico Mentana annuncia: «Tutto quello che ho detto in questi giorni è stato interpretato come: "Renzi ce l'ha con Letta". Da domattina non dirò una sola parola, non farò un solo tweet sul governo. Non sono più un alibi. Se vogliono mi trovano a Palazzo Vecchio. Il governo si logora da solo. Spero che diventi il governo del fare, e non del rinviare». Il sindaco getta la spugna dopo aver detto di non essere affatto sorpreso delle parole con cui Giorgio Napolitano ha "blindato" l'esecutivo, al termine di una giornata di dichiarazioni e virgolettati. «Nel nostro sistema – dice – il ruolo di moral suasion del Presidente incide nella vita quotidiana perché chi ha le prerogative, il parlamento, le lascia». Renzi replica agli avversari del Pdl, che hanno letto nelle richieste di dimissioni del ministro dell'Interno Angelino Alfano una manovra per far cadere il governo a suo vantaggio: «Se Alfano sapeva ha mentito, se non sapeva è quasi peggio». Il centrodestra, dice, parla di «complotti» perché sa «che una candidatura forte li manderebbe a casa per cinque anni». Ma soprattutto parla ai ai dirigenti del Pd «il cui vero obiettivo è giocare la sfida congressuale». È quello di casa il vero terreno minato su cui Renzi si muove nella sua corsa per la leadership di un partito che ogni giorno gli sta sempre più stretto, ma dal quale non sembra ancora convinto a separarsi. Lo dice chiaramente: «Mi avrebbe fatto molto più comodo andare via e fare un partito personale, ma io non credo a questo modo di lavorare, di partiti politici personali in Italia ce ne sono già fin troppi. E non voglio far cadere il governo» ripete. Né è tempo di annunciare la sua discesa in campo: «Vediamo se cambiano le regole un'altra volta, e se verrà rispettata la scadenza di fissare il congresso entro il 7 novembre. Se ne parla a settembre, non prima. Facciano le regole che vogliono, poi vediamo: se le primarie sono aperte mi candido, sennò no». Accusa: «Mi chiamano solo in campagna elettorale, e poi mi dicono vattene. Basta, non faccio l'utile idiota». A Guglielmo Epifani manda un messaggio chiaro: «Non deve preoccuparsi di me, ma di fissare la data del congresso». È la risposta a chi gli fa notare che della sua visita al cancelliere tedesco Angela Merkel il segretario non fosse a conoscenza: «Non vedo alcun motivo per cui il traghettatore del Pd debba conoscere gli appuntamenti che ha il sindaco di Firenze». Chi sapeva invece, ribadisce, è Letta: «Non è vero che non sapeva nulla, anzi è stato lui a suggerirmi di fare l'incontro. Mi ha invitato lui una sera a cena ai primi di maggio per parlarne». Ma le polemiche seguite all'incontro l'hanno convinto a interrompere il tour europeo che aveva in agenda: «Mi sono stancato, non credo continuerò. Sono amareggiato e deluso dell'atteggiamento del gruppo dirigente del partito, che non perde occasione per aprire una polemica con me. Sto riflettendo molto. C'è un limite a tutto». Ma è un Renzi a tutto campo: che sull'intrigo kazako aspetta i chiarimenti di Letta, dice «no a capri espiatori» e chiede di individuare le responsabilità politiche. Sull'immigrazione vuole l'abolizione del reato di clandestinità: «Mentre la politica faceva la Bossi-Fini, la società produceva Balotelli ed El Shaarawi». E sui temi etici, dall'eutanasia alla fecondazione assistita, invita a fare «uno sforzo per il dialogo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA