INDIGNATI A GIORNI ALTERNI

di DINO AMENDUNI Sono passate solo tre settimane da «quel fango di Falcone», la frase pronunciata da Fabrizio Miccoli durante una conversazione telefonica (intercettata) tra l'ex-capitano del Palermo e il figlio di un boss mafioso. Era il 22 giugno: sdegno generale, richiesta di radiazione del calciatore da parte del ministro D'Alia. Da allora gli italiani hanno avuto tanti altri buoni motivi per arrabbiarsi. In questi giorni, ad esempio, tre storie hanno monopolizzato il dibattito pubblico. La prima vicenda riguarda l'espulsione dal nostro Paese (poi revocata) di Alma e Alua Shalabayeva, moglie e figlia di sei anni di Mukhtar Ablyazov, dissidente del governo kazako guidato in modo autoritario (e dal 1991) da parte di Nursultan Nazarbaev. La pessima gestione della vicenda ha indotto Sel e Movimento 5 Stelle a chiedere una mozione di sfiducia individuale nei confronti del vice-premier Alfano, considerato il responsabile politico dell'espulsione in Kazakistan di due persone che ora corrono rischi per la loro libertà personale. Alla fine, molto probabilmente, pagheranno solo le seconde linee: Procaccini, il capo di gabinetto del ministro dell'Interno dimessosi ieri, sarebbe andato comunque in pensione a ottobre. Nel frattempo Roberto Calderoli, lo statista che ha consegnato all'Italia il Porcellum, vicepresidente del Senato e tra i 42 saggi che devono riscrivere la Costituzione italiana, ha dato dell'orango a un ministro della Repubblica. «Era una battuta, ed era una questione estetica, non politica», ha spiegato per giustificarsi. E figuriamoci. A completare il quadro è arrivata la relazione di un gruppo di "esperti" e consegnata da Enrico Bondi, già commissario per la spending review del governo Monti, già amministratore delegato dell'Ilva, ora commissario governativo dell'azienda siderurgica tarantina. La relazione teorizza un rapporto diretto tra lo stile di vita dei cittadini del capoluogo ionico (in particolare l'abuso di sigarette e alcol) e l'incidenza nettamente superiore alla media di tumori in città. Un'assurdità sparata senza alcuna controevidenza scientifica. Tre storie diverse; tre richieste comuni, un passo indietro da parte dei protagonisti; un rischio concreto: nulla, effettivamente, sta accadendo. In Italia questo succede spesso: c'è la polemica, una richiesta di dimissioni, una nuova polemica che rende vecchia la precedente e riduce la pressione mediatica sui protagonisti. L'Italia sembra in balia di una sorta di "indignazione a tergicristalli": ci si sposta da un'incazzatura all'altra, senza mai ottenere alcun risultato. L'unico modo per uscirne è decidere un obiettivo, concentrarsi su esso e non mollare più la presa, anche per mesi se necessario. Quando si vuole ottenere un risultato politico (le dimissioni, ad esempio), non bastano dichiarazioni singole, o l'impegno di un giorno: servono vere e proprie campagne di comunicazione, e questo vale per i politici come per i giornalisti. Ma il dibattito pubblico è rapido, divora storie, e i social media accelerano questo processo. Il Partito Democratico, ad esempio, ha provato a darsi una priorità: le dimissioni di Calderoli con una raccolta di firme online e banner su Facebook. Letta ha fatto ulteriori pressioni: tutto inutile. E poi, perché Calderoli sì e Alfano no? Perché altrimenti cade il Governo, ha risposto indirettamente il Pdl. La relazione degli esperti sull'Ilva, nel frattempo, sembra già lontana anni luce, sembra essere stata sostituita dalla polemica su Miss Italia. Si passa dal serio al faceto, dall'insulto allo scandalo internazionale in neanche 24 ore. Gli italiani si incazzano, i protagonisti negativi restano zitti e si salvano. Miccoli, nel frattempo, è diventato un giocatore del Lecce, la sua città: 400mila euro netti a stagione. Il fango è già nel dimenticatoio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA